GRINDERMAN

"Grinderman"

(Mute)

2007

1. Get It On
2. No Pussy Blues
3. Electric Alice
4. Grinderman
5. Depth Charge Ethel
6. Go Tell the Women
7. I Don't Need You (to Set Me Free)
8. Honey Bee (Let's Fly to Mars)
9. Man in the Moon
10. When My Love Comes Down
11. Love Bomb

Sentir tornare Nick Cave a -più o meno- urlare il blues distorto ed arty che era più o meno di Birthday Party e dei primi Bad Seeds può fare effetto. Tipo: l’ultimo disco decente di Nick Cave qual era? Si torna indietro. Si torna ad un’epoca in cui io francamente non conoscevo nemmeno Nick Cave. Conosco invece un altro Nick Cave, e per come lo ricordo dagli ultimi dischi è grosso modo un pallosissimo pseudo-ex-bluesman che si muove bene sul palco e nei ritagli di tempo scrive la prefazione al Vangelo secondo Marco. Fa certo tenerezza vederlo impegnato di nuovo in un rock sopra le righe ed eccessivo, che ovviamente ad un orecchio critico appena allenato non vale neanche la morchia tra le dita dei piedi di From Her To Eternity (e d’altra parte come potrebbe valere di più?); fa ancora più tenerezza vedere i Kritici più eminenti del versante “hard” italiano tornare su Cave sborrandosi nei pantaloni per cotanta rabbia primigenia sfogata nelle tracce di Grinderman, gli stessi critici che magari con colpevole silenzio avallavano la santificazione di dischi semi-cantautorali brutti e noiosi tipo Nocturama che venivano -al contrario- dati in pasto a fanatici di Nick Cave che riempivano le colonne di pelosa adorazione. Del resto il mondo gira come può, e il “fan di Nick Cave” tipo non può far altro che adorarlo a prescindere: lo comprendiamo, lo sosteniamo, lo lodiamo. Perché buono e giusto. Il ritorno al rock’n’roll a tutto volume, così come viene grossomodo venduto Grinderman, è invece una di quelle cose con cui dobbiamo fare i conti tutti: il ritorno all’ignoranza di uno degli intelligenti a prescindere del rock di tutto il mondo, coadiuvato da un gruppo che è più o meno lo stesso che lo accompagna sempre e spinto in alto di una canzone-traino importante come No Pussy Blues. Ce ne fossero state dieci, a completare il disco di chitarre che vanno per conto loro su basi lo-fi, sarebbe stato un ottimo gioiellino di outside-pop blueseggiante e genuinamente storto, per quanto posticcio. Allo stato attuale è il classico “buon disco” di uno che sappiamo sia capace di farne, con un pezzo che ti esalta e gli altri a fartelo scendere, che non mette in discussione il fatto che siano altri oggi a poter parlare di blues ad altra voce (non so, gli Hospitals) e che ancora una volta, A PRESCINDERE, tutti quanti adoreranno quanto mai prima perché il ritorno alle radici te lo vendi come vuoi e ti becchi pure un paio di soddisfatti commenti da parte dei Lester Bangs fuori tempo massimo di tutto il mondo. Semplicemente, non ha più la credibilità necessaria per fare queste cose. Si accontenti della credibilità che gli viene accordata per scrivere canzoni.


Kekko

Voto: 5.1

www.grinderman.com

 
Le Altre Opinioni Di Moonlight69

Premesso che un Cave che dopo anni passati a fare il pacato cantautore che sorseggia bourbon (semicit.) voglia tornare ad essere il bluesman pazzo alcolizzato di un tempo è una gran paraculata, va detto che "No Pussy Blues" è un pezzo semplicemente devastante. Il resto del disco non si avvicina neanche lontanamente a quei livelli, ma, sarà il mestiere, sarà che i musicisti coinvolti non sono gli ultimi arrivati, non cade neanche eccessivamente in basso. Sempre una paraculata resta, comunque.

Voto: 9 a "No Pussy Blues" 6 al resto.

Tony Aramini