HARVESTMAN

"Lashing the Rye"

(Neurot)

2005

1. Amongst The Heather
2. The Burning Of Tara
3. The Sea Maiden
4. Scarborough Fair
5. Over Nine Waves
6. March To Loch Barren
7. Melleadh
8. Sheep-Crook And Black Dog
9. Jack Orion
10. The Thunderer
11. Surround Me
12. Green Hills Of Tyrol/The Battle?s O?er

Sempre più disinteressato ai Neurosis (meglio così, verrebbe da dire, vista l’intrinseca bruttezza dell’ultimo The Eye of Every Storm) il barbuto Von Till trova un’altra denominazione per portare avanti il suo personale discorso di ricerca e recupero della Tradizione; da affiancare idealmente ai due già editi exploit solisti, Lashing the Rye prosegue coerentemente la strada ultimamente battuta dall’uomo. I temi alla base del progetto Harvestman sono infatti più o meno gli stessi: il Passato, gli Avi, la Memoria, il Folklore, quelle robe lì. La scaletta è costituita per metà da traditional riarrangiati e brutalizzati al punto da sembrare inediti e per metà da inediti che sembrano traditional per quanto trasudano vecchiume (nel senso di scorrere del tempo), austera solennità e stanchezza di vivere; ciò nonostante il programma è tutto fuorchè omogeneo, al contrario soffre di un marcato quanto francamente fastidioso eclettismo che è più croce che delizia per le nostre orecchie. L’opener Amongst the Heather sembra gli 1 Mile North che coverizzano un pezzo a caso dall’ultimo Earth, la successiva The Burning of Tara è ambient dronata semidepressiva, The Sea Maiden e la conclusiva Green Hills Of Tyrol/The Battle’s O’er, entrambi traditional gaelici, sono un tripudio di zampogne natalizie, Over Nine Waves pare un out-take dal solo album di Scott Kelly, e via così. Ogni tanto compare una non ben precisata voce femminile che sussurra cose con fare vaticinante da profeta del pianerottolo, in Jack Orion c’è perfino un sample di Bert Jansch (che millenni fa ne interpretò la versione forse più conosciuta ad oggi); il vero problema è che il giochino di cambiare totalmente stile e direzione a ogni brano mostra presto la corda, e alla curiosità di sentire quel che viene dopo subentra la più prosaica impressione di essere elegantemente presi per il culo. L’ispirazione diventa maniera, l’appiglio al Passato un compitino di routine da mestieranti del drone, e su tutto permane la sgradevole sensazione di stare ascoltando una sorta di “The Best of Neurot Recordings” apocrifo. Per carità, se non può permetterselo Von Till che di Neurot è il titolare, chi altri? La domanda piuttosto sarebbe: perché? Che bisogno c’era di un disco del genere?


Dragone Nervoso

Voto: 5

www.neurotrecordings.com

 

Le Altre Opinioni Di Moonlight69

Messo da parte il folk dei primi due capolavori da solista, Von Till decide di cambiare le carte in tavola. Ambient, psichedelia, drone, post-rock e richiami al passato trovano il loro filo conduttore nella classe e nell'esperienza di chi certe cose non ha iniziato a farle ieri. Forse un tantino fine a sé stesso, ma di fronte ad una qualità decisamente superiore alla media e a pezzi devastanti come "The Burning Of Tara" non possiamo far altro che toglierci il cappello.

Voto: 8

Tony Aramini