HATE ETERNAL

"I Monarch"

(Earache)

2005

1. Two Demons
2. Blood Judas
3. The Victorious Reign
4. To Know Our Enemies
5. I Monarch
6. Path To The Eternal Gods
7. The Plague Of Humanity
8. Is It Our Will
9. Sons Of Darkness
10. Faceless One

E alla fine uno dei dischi death metal dell’anno arriva proprio da dove non te l’aspetteresti. Non per demeriti particolari, ma semplicemente perché il precedente album degli Hate Eternal, “King Of All Kings”, era uno scolastico esercizio di stile che non si addiceva ad una band che in formazione può vantare un chitarrista come Erik Rutan (seconda ascia dei Morbid Angel da “Domination” in poi, nonché ex Alas e Ripping Corpse) ed un batterista mostruoso (più che un uomo, una macchina) quale Derek “one take” Roddy. Con “I Monarch” il gruppo arriva alla tanto agognata maturità stilistica, sfornando un lavoro che, avendo come punto di partenza ancora il sound degli stessi Morbid Angel, riesce davvero a stupire in quanto a fantasia e tecnica, rappresentando la necessaria ventata d’aria fresca in un genere oggi spesso stagnante. Si tratta sicuramente del disco più sperimentale mai prodotto dal trio floridiano, che riesce oggi a lanciarsi in momenti insoliti come “To Know Our Enemies”, caratterizzata nientemeno che dall’uso di un didgeridoo (strumento tipico degli aborigeni australiani), o la strumentale “Faceless One”, che, sorretta dal drumming tribale di Roddy, si trasforma in un incredibile sfoggio di padronanza degli strumenti, per di più privo di qualsiasi velleità masturbatoria. Velleità assenti anche dagli assoli di Rutan (probabilmente tra i migliori della sua carriera), che risultano sempre funzionali alla struttura della canzone e mai viceversa, a testimonianza di un songwriting davvero da manuale. Se i momenti più tirati sono gli (ottimi, sottinteso) assalti all’arma bianca che vi potreste aspettare, va detto che anche i mid-tempos e i breaks più rallentati (il finale di “Is It Our Will”, per dirne uno) riescono a convincere senza riserve, nascondendo alcuni tra i picchi più alti dell’intero lavoro. Ci tocca dunque prendere atto anche dell’ennesimo riferimento alla monarchia contenuto nel titolo: oggi i re sono davvero loro, al domani penseremo poi.


Tony Aramini

Voto: 8+

www.hateeternal.com