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Lo ammetto: apprezzo “Into The Abyss”. Lo considero un buon disco, una buona “summa” di quello che erano stati gli Hypocrisy sino a quel momento. Diciamo pure un ottimo Bignami, che non poteva competere con i classici letti per intero (e per classici intendo il periodo degli Hypocrisy 1994/1999) ma era onestissimo : piuttosto che saltare sul carrozzone del “Mi-evolvo-perché-non-ho-nulla- di-meglio-da-fare”, si proponeva una rilettura del passato con qualche punta entusiasmante come ad esempio “Fire in the sky”. Arrivati a questo punto, però, Tagtgren dimostra di essere molto intelligente, e, avendo compreso che di Bignami ne serve soltanto uno, non cade nell’errore di spegnere la sua creatività e vivere di rendita, ma tenta di portare aria nuova. Peter deve essersi guardato un po’ in giro ed un po’ indietro, ed aver deciso che, chiuso il Bignami, era dall’album “Hypocrisy” che bisognava ripartire. In effetti, potremmo definire "Catch 22" come l'episodio più commerciale (in un’accezione assolutamente neutra) della carriera della band svedese. In un certo senso, il più rock. Ma certamente non un disco scarico. E’ un album decisamente coraggioso, che allontanandosi dal concetto di estremo di stampo scandinavo, ingloba al suo interno influenze diverse. Spia di tutta questa voglia di non chiudersi su sè stessi è la voce di Tagtgren, mai così varia prima d’ora. L’indugiare molto di più su passaggi cadenzati ed il generale rallentamento spesso rendono rispetto al passato l’atmosfera meno opprimente e foriera di incubi tecnologici, e l’attenzione sembra spostarsi sull’uomo. Sound quindi reso piu’ essenziale, concreto, a volte addirittura orecchiabile, con influenze disparate che vanno dal Gothic addirittura al Nu (Avevo detto che Tagtgren s’era guardato in giro, no ?) ma con il trademark degli Hypocrisy ancora riconoscibile, e non solo per i suoni degli Abyss Studios. Senza dimenticare che pezzi come “Another dead end…” sono in grado di far gioire anche i più conservatori vista l’energia che sprigionano. In conclusione, questo e’ probabilmente uno dei migliori dischi che gli Hypocrisy avrebbero potuto fare in questo momento. Mi resta il dubbio che questo disco non avrà la longevità di un album come “Abducted” e che resti un po’ fine a sé stesso, ma per ora, lasciatemelo dire, va più che bene così.
Reje
Voto:
7+
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