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Il loro nome suggerisce testualmente che siano dei coglioni (non voglio sapere perchè), ma a due anni dall'omonimo esordio (sempre su Echo) pare che il trio di Manchester degli I Am Kloot ci riprovi e che stavolta riesca a definire meglio il proprio sound, accantonando l'elettronica sghemba del precedente tentativo e concentrandosi sull'acustico, pur non in maniera essenziale: chitarra elettrica quasi sempre senza distorsione basta e avanza per soddisfare i propositi poco ambiziosi di questo "Gods & Monsters" che, nella sua semplicità e con qualche riserva, in tempi in cui il revival anni '70 si spreca, riesce ad esprimersi in maniera moderatamente soddisfacente. Pare infatti che lo scheletro portante dell'album sia rappresentato a questo giro dalla verve meno esuberante in assoluto degli anni '60, a partire dalla grezza voce di John Bramwell che tenta disperatamente di seguire le orme di Lennon per finire col missaggio appositamente rough ("The Stars Look Familiar" e "Sand And Glue" si inseriscono pienamente nel contesto). Le ballate qui proposte, che solo in un episodio più blues ("Avenue Of Hope") trascendono lo schema compositivo del pop-rock inglesissimo (ora acustico ora elettrico), assumono fattezze di cantilene sgangherate e come di malumore. Senza che ciò costituisca una lacuna, sarà merito anche di un pianoforte che va ad addolcire spigoli altrimenti pericolosi, come nel graditissimo intermezzo strumentale di "Hong Kong Lullaby" che Gods & Mosters non merita scarsa considerazione come di un episodio da lasciar sprofondare nei dimenticatoi del 2005: tralasciando la sciattezza del singolo "Over My Shoulder" e di brani come "Dead Maen's Cigarettes o "Coincidence", la titletrack "Gods And Monsters", "An Ordinary Girl" e "Strange Without You" su tutte meritano da sole la piena sufficienza, soprattutto tra gli appassionati del clima del secolo andato. Che il prossimo full-length sia quello di una maturazione più individuale e sentita, è un augurio spassionato.
Tiziana Brombin
Voto:
6+
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