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1. Up Against The Wall (Motherfuckers)
2. Spit On It
3. On The Lash
4. Caviar
5. Spike Island
6. Kiss Like Lizards
7. Getting Bright At Night
8. Big Sleep
9. White Devil
10. Meat Maker
11. Virgin Velcro
12. Sea Sick
13. Party The Baby Off
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Preceduta di pochi mesi (3 per UK e 4 per USA) dal promo "Three Jesus Songs", anticipante uno dei tre futuri singoli, l'uscita di "Penance Soirée" spiazza immediatamente fan e critica che avevano conosciuto gli Icarus Line con "Mono" (2001, Buddyhead), tanto che a metterli vicini, questi due dischi, si direbbe che non c'entrino niente l'uno con l'altro sotto ogni punto di vista, quasi come se fossero due gruppi differenti ad averli composti. Se a partire dal titolo "Mono" rappresentava la monotonia, la permanenza ossessiva di un cardine che in questo caso è costituito principalmente dalla rabbia insofferente, "Penance Soirée" è la "serata di penitenza", un passo successivo di nome e di fatto: l'attitudine rock è più lucida, velleitaria, globalmente assai più conforme al panorama musicale che, mi perdonino il termine, tira sul mercato. Questo significa più feedback, voce più ferma (a 'sto giro Cardamone canta e non urla), basso più metallico, retrogusto certamente più vintage, più classico e comparabile a numerosi gruppi ispiratori e non (in primis Stooges, The Who, My Bloody Valentine, Suicide, Jesus Lizard e dozzine d'altre affinità). La conformità strumentale e compositiva (che peraltro "Mono" ignorava completamente), il missaggio, la struttura dei singoli brani e la trovata melodica risultano una prova abbastanza inedita da parte loro, e si ha l'impressione che questa svolta sia stata compiuta a discapito della loro identità. Le canzoni sembrano oltretutto decisamente più inconstistenti e di difficile presa, soffocate in una monotonia che castra momenti altrimenti notevoli ("Caviar" primo fra tutti); tuttavia è da garantirsi che non si ha affatto tra le mani un disco di poco valore: se ne consiglierebbe solo un ascolto non troppo superficiale prima di giudicarlo. Non a caso questo disco segna non solo il cambio bassista (da Lance Arnao a Don Devore, ex-Ink & Dagger), ma soprattutto il passaggio dalla piccola Buddyhead alla major V2, anche se nella maggioranza dei casi non c'è un'inversione di tendenza di questo tipo.
Lasciando da parte tutto ciò, forse l'unico punto di contatto con "Mono" si ha con "Kiss Like Lizards", probabilmente (ma non per questo motivo) brano migliore del disco e tra parentesi notevole videoclip (vi rimandiamo al fansite www.separatethesounds.com per gustarvi audio, questo video ed altri, testi e quant'altro manchi al sito ufficiale). Altri momenti da sottolineare si ricollegano a "Getting Bright At Night", in cui Cardamone sfoggia una voce miracolosamente maschile nel senso vero del termine, e che inagura quella che potenzialmente è la parte più "lenta" dell'album; a "Meat Maker", per la quale si riservano le proposte più originali rispetto agli altri pezzi (parti vocali ricche di riverbero snodate su loop di piatti e di basso); ma soprattutto a "Sea Sick", che si distungue per la minore quantità di spocchia che avvelena la maggior parte delle precedenti e simboleggia un po' la loro "Karma Police" della situazione. Ultimo appunto va fatto per la traccia di chiusura, il singolo "Party The Baby Off", in cui gli effetti di chitarra si camuffano da interferenze tipiche di un'autoradio fastidiosamente malsettata, e che si ricollega allo stile rock della scuola dei Rolling Stone (soprattutto nel cantato).
Chicca: le versioni in LP (V2/Sweet Nothing, 2004) e Import giapponese contengono la bonus track "Hold The Killer Straight", ma se non trovate una delle due potete accontentarvi di trovarla sul singolo di Up Against The Wall (Motherfuckers).
Tra i progetti in cantiere degli Icarus Line, dai quali si è staccato lo storico chitarrista Aaron North in favore della mitosi con Trent Reznor, c'è Black Lives At The Golden Coast, un disco dal vivo la cui distribuzione pareva essere riservata ai soli USA già alla fine del 2005, ma pare che siano ancora in studio accompagnati dall'esperienza di Alan Moulder per il missaggio. Speriamo insomma che ritrattino sulla distribuzione, e che la perdita del chitarrista non lasci un vuoto qualitativo nella resa di gruppo.
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Voto:
6/7prefijo telefono usa
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