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Tornano due anni dopo ‘Absence of war does not mean peace’ i folli Impaled Nazarene. E’ un ritorno “col botto” quello della band di Mika Luttinen, perchè questo è il disco che proprio non ti aspetti, talmente è estremo e diverso dal predecessore. Mantenendo l’ottima produzione del disco precedente, il combo finnico ha inasprito il suono, privandolo di quegli “orpelli” presenti nel penultimo. Paradossalmente, questo lavoro sembra il più estremo e violento della loro carriera, curioso il fatto che arrivi dopo il più melodico. Canzoni come l’opener, oppure come ‘armageddon death squad’ o ‘halo of flies’ (che non sfigurerebbe [anzi] su un album dei Marduk), sono songs cattive, estreme e più che influenzate dal punk o dai Motorhead sono puro brutal-black metal. Negli highlight del disco figurano anche la title-track, ‘curse of the dead medusa’ e la lenta, triste (!) e nostalgica ‘suffer in silence’, quest’ultima accompagnata da un testo che da Mika proprio non ti aspetti... Siamo di fronte ad un gruppo che ha fatto dell’ironia, dell’estremismo sonoro e della blsfemia ilare i propri valori. Siamo di fronte ad un gruppo che, dopo più di 10 anni d’attività, è qui con la medesima voglia di far casino e di far male. Onore ad uno dei pochi grandissimi gruppi di black metal.
Shub Niggurath
Voto:
8
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