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Forse è il caso di spezzare una lancia in favore degli Imperanon. Sono praticamente dei ragazzini (due dei membri addirittura di classe '86!), finlandesi per giunta, vittime di un complesso di adulazione sfrenata del culto di Alexi Laiho. Tutto ciò farebbe temere il peggio. E invece "Stained" evita abilmente le forche caudine dell'imitazione pedissequa (leggasi plagio) e ci rifila 10 tracce veloci e coinvolgenti. Cose così non le tirano fuori nemmeno gruppi di trentenni esaltati con alle spalle anni spesi a bazzicare nell'underground power metal (perché di power metal si tratta, anche se mascherato dal growl, dalla velocità, e da alcune cavalcate dai toni più densi e cupi); stupiamoci, quindi. Ci aspetta poco più di mezz'ora di musica in cui spiccano continue cristalline accelerazioni chitarristiche e un buon gusto per le tastiere, richiamate dal loro ruolo di ammorbare il suono -che altrove continuano ad avere- grazie ad un volume ottimale, ed incorniciate in splendide scelte timbriche nei momenti in cui la fanno da co-protagoniste. E' ovviamente inevitabile aspettarsi il confronto con i Children of Bodom, palesemente richiamati in più occasioni; ma i percorsi delle due band (l'uno appena avviatosi, l'altro forse prossimo al capolinea) sembrano andare su due binari paralleli, tanto che altri termini di paragone con gli Imperanon possono essere cercati negli Stormlord o, persino, nei Rhapsody. Mancano il riffing compatto dei primi, l'alone hollywoodiano dei secondi, e i sintetizzatori tamarri di entrambi, sostituiti da una convincente chitarra solista che sembrerebbe dotata di tecnica non indifferente. Per farla breve: una sorsata di doppia cassa e virtuosismo scandinavo, un po' di epicità, tanta melodia. Cose che, credo, fanno piacere a tutti; e deliziano alcuni, ai quali consiglierei senz'altro di tenere un occhio su questi ragazzi.
Emanuele "Maraska"
Voto:
6 e 12
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