IN FLAMES

"Come Clarity"

(Nuclear Blast/Audioglobe)

2006

1. Take This Life
2. Leeches
3. Reflect The Storm
4. Dead End
5. Scream
6. Come Clarity
7. Vacuum
8. Pacing Death's Trail
9. Crawling Through Knives
10. Versus Terminus
11. Our Infinite Struggle
12. Your Bedtime Story Is Scaring Everyone

Scrivevo in altra sede che l’inizio della fine è coinciso esattamente col momento in cui l’America si è accorta degli In Flames, ed approfitto dunque di queste righe per ribadire il concetto. Dopo aver generato (merito/colpa da dividere equamente con gli At The Gates) una serie infinita di cloni scandinavi dediti a certo death/thrash melodico con dieci anni di ritardo, i nostri svedesi sono stati presi a numi ispiratori da centinaia di bands americane che, dal successo dei Killswitch Engage in poi, hanno tentato di adattare alla struttura strofa urlata/coro melodico un certo tipo di metal nato in nord Europa. Ciò che ora si usa chiamare MetalCore, insomma. “Come Clarity” ci presenta dunque oggi gli In Flames sottoforma del più classico cane che si morde la coda, abbandonando certe soluzioni più ‘sperimentali’ del precedente (e tutto sommato molto piacevole) “Soundtrack To Your Escape” per riscoprire un’aggressività di fondo che –paradossalmente- attinge a piene mani da tante nuove leve statunitensi che senza Anders Friden e soci non sarebbero mai esistite. Il risultato, pur sfruttando sempre le solite ed abusate strutture (con un Friden sempre più simile a Jonathan Davis nei ritornelli puliti), magari diverte anche, ma vedere gli In Flames che album dopo album da leaders si trasformano lentamente e sempre più definitivamente in followers non è esattamente ciò che ci saremmo aspettati. Ad ogni modo tutti gli indizi puntavano ad un disco del genere: un importante tour che parte proprio dagli Stati Uniti ed un contratto in esclusiva per quel mercato con la Ferret records (di proprietà di Carl Severson dei Nora, nonché etichetta leader in ambito MetalCore) sono qualcosa in più che semplici coincidenze, visti con il senno di poi. Va detto comunque che il bridge di “Take This Life” è probabilmente quanto di meglio prodotto dai nostri dai tempi di “Ordinary Story”, tuttavia non è sufficiente a farci cambiare idea su un album il cui sbaglio è decisamente alla radice.


Tony Aramini

Voto: 5

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