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Gran bella sorpresa questo “Samaya”, terzo full-lenght dei nostri Inner Shrine dopo “Nocturnal Rhymes Entangled In Silente” e “ Fallen Beauty”. Sorpresa fino ad un certo punto, perché i precedenti lavori erano comunque buoni e si ascoltavano bene, ma senza ombra di dubbio mancava ancora qualcosa per poter essere su ottimi livelli. Samaya è l’album della maturità per la band, un disco capace di avere la giusta continuità e l’ispirazione necessaria. Non c’è stato uno stravolgimento delle sonorità : gli Inner Shrine sono sempre alfieri del metal più romantico, malinconico e decadente. Il tutto è poi arricchito da eleganti inserti di pianoforte e atmosfere più rarefatte a volte in scia a quanto si sente su etichette come la Prikosnovenie, da voci femminili che, eteree o più aggressive, sono davvero suggestive (e usate con ottimo criterio) e da buoni arrangiamenti classicheggianti. E’ l’alternare momenti più rilassati a spunti più metal con i tempi giusti, grazie probabilmente al mestiere accumulato in questi anni, che rende questo album superiore alla media. La discreta personalità della proposta fa perdonare ampiamente la non grandissima originalità, e tirando le somme si deve riconoscere che “Samaya” è uno dei migliori album che il metal del nostro paese ha prodotto nel 2004. Quanto detto ancora non significa che sia un capolavoro, ma sicuramente il risultato è valido e non deluderà gli amanti di queste sonorità.
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Reje
Voto:
7 e 12international service team
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