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Che delusione. Uno dei dischi più attesi del 2004. Da uno dei gruppi più promettenti della scena underground newyorkese. Questa è cattiveria. Già il precedente Turn On The Bright Lights, pubblicato nel 2002, fu incriminato di riciclo di sonorità Television, Joy Division, Smiths, Lou Reed. Ma venne accolto tutto sommato di buon auspicio e generosamente: ne valse la pena, perché si trattò di un album semplice, efficace, elegantissimo, di cui brani come PDA e NYC, inaugurati dall'incantevole delicatezza di Untitled, si fecero degni manifesti. Ma questo Antics, dico io, è un riciclo di loro stessi. Pare una raccolta di frattaglie del precedente lavoro, arricchita da un buon numero di ritmi apatici e di facile decombustione. Con tutta probabilità i pezzi più riusciti sono, in rapporto 2:11, la opening-track Next Exit, promettente marcia dagli accenti soffusi e giù di tono, ed il già spumeggiante singolo Slow Hands. "Antics" - come delucidano il frontman Paul Banks e il chitarrista Daniel Kessler al Brand:New Day dello scorso 26 settembre, - non ha nulla a che vedere con l'antichità, ma con buffoni e spacconi. Questo è tirarsele dietro. Tuttavia, il gruppo ci tiene a sottolineare il fatto che non si tratta di un concept album. Anzi, "Quello che accomuna le canzoni veramente è che sono state composte nello stesso periodo. Le canzoni però sono molto diverse l'una dall'altra, hanno una forte personalità, il che indica ciò che gli Interpol e il processo di scrittura sono in questo momento", parole di Kessler. Ma basterebbe ascoltare per vedere il suo naso crescere. Ma parliamo delle singole tracce. Giri di basso riconducibili alle chitarre dei White Stripes (come in Evil), o ai fantastici anni '80 (come in Narc), plagi tecnici alla vecchia Untitled udibili in Take You On A Cruise (della serie "se funziona una volta..."). Chi avesse letto fine qua, sarebbe portato a pensare "Ok, fa schifo". E invece no. Mi permetto di stroncare il suddetto disco perché mi ha spezzato il cuore. Nondimeno, se non avessi conosciuto gli Interpol con i lavori antecedenti (oltre al già citato album d'esordio, nel 2003 fu pubblicato The Black EP, contenente demo di tracce presenti nel disco e performance dal vivo), apprezzerei moltissimo questo disco, che non pretende assolutamente di essere né geniale né innovativo, anzi, propaga raggi di dolcezza e morbidezza strigliati qua e là da deliziose frustate. Il gruppo promette infine che il prossimo disco sarà molto diverso da quest'ultimo. Ma, diciamocelo, è mai esistito qualcuno che abbia promesso il contrario?
Tiziana Brombin
Voto:
5
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