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L'esordio del quartetto newyorkese che ebbe un più spento seguito nel 2004 con Antics fu, due anni prima, assai felicemente accolto dal pubblico e dalla critica. Il merito di tanto successo era da attribuirsi al vincente mix di pop/rock intriso di certa new-wave che, sebbene ampiamente nutrito da influenze Joy Division (soprattutto nel cantato), Fugazi, The Cure e Velvet Underground, riusciva a contraddistinguere il loro sound come una rielaborazione personale e, nel loro piccolo, abbastanza originale, nonostante non abbiano mai inventato sostanzialmente niente di nuovo. Tramite i mass media Paul Banks (voce e chitarra), Daniel Kessler (chitarra solista), Carlos Dengler (basso e tastiera) e Samuel Fogarino (batteria) si proposero con un look in giacca e cravatta in stile bluesmen anni '50 che fece senz'altro la sua parte; ma prescindendo dall'estetica questo lavoro è da considerarsi un ottimo esordio ed un buonissimo disco, senza pretese e dal facile assorbimento.
Uscito in madrepatria per l'etichetta indipendente Matador dopo essere stato registrato e mixato nei Tarquin Studios di Bridgeport, Connecticut, Turn On The Bright Lights è un primo full-lenght che giunge a carriera già modestamente consolidata: formatosi nel 1998 con dapprima alla batteria Greg Drudy, il gruppo riesce a pubblicare tre EP prima di cimentarsi in un tour britannico dalle larghe vendite ancor prima dell'esordio ufficiale: Fukd I.D. #3 (2000, Chemikal Underground), Precipitate EP (2001, autoprodotto, disponibile in due versioni a seconda se con copertina bianca o rosa) e Interpol EP (2002, Matador Records). Va da sè che i successivi tour furono soldout, considerati già il fenomeno indierock dell'anno. Si saranno interrogati tutti a proposito del nome della band: esso non deve niente all'associazione anticrimine Interpol, bensì al soprannome che il cantante Paul Banks si portò in gioventù.
In poco più di 3\4 d'ora, Turn On The Bright Lights sazia gradevolmente le aspettative dell'ascoltatore senza risultare monotono o pesante: la consistenza degli undici brani che lo compongono è infatti leggera tuttavia solida; la calda e suadente voce di Banks riesce, attraverso liriche che indagano su paesaggi suburbani e persone, a penetrare in melodie delicate e decise, lungo chitarre robuste ma non aggressive. Nonostante le apparenze, ascolto dopo ascolto questi pezzi trasudano una certa onestà senza false arroganze, e riescono a confermarsi come un acquisto sicuro e dal valore decisamente duraturo. Due i singoli estratti da questo disco, Say Hello To the Angels e Obstacle 1, entrambi nel 2003, senza dimenticare il videoclip ideato dalla nostrana Floria Sigismondi per PDA. Le ultime notizie sul gruppo si hanno a proposito di Direction, brano composto per la colonna sonora del telefilm Six Feet Under, e grandi sono adesso le aspettative per il terzo capitolo. "I’ve been swinging all the time, think it’s time to learn your way".
web services asp netmicrosoft sharepoint services 3.0bancomer usa Tiziana Brombin
Voto:
7,5
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