ISIS

"Oceanic Remixes Reinterpretations"

(Hydrahead)

2005

1. Weight (Fennesz)
2. False Light (vocals Maria Christopher, remix Ayal Naor)
3. Hymn (Thomas Köner)
4. The Other (James Plotkin)
5. Carry (Tim Hecker)
6. Maritime (Teledubgnosis)
7. Maritime (Mike Patton)
8. The Beginning And The End (Venetian Snares)
9. Carry (Tim Hecker version #2)
10. False Light (Oktopus)
11. Carry: Like I Will Love Her Forever? (Dj Speedranch)
12. From Sinking To Drowning (Destructo Swarmbots)
13. Hymn (Justin Broadrick)

A volte ci sono fili che legano realtà apparentemente fuori luogo e posto, apparentemente distanti da non concederci di pensare ad Isis ed alla musica elettronica estrema come parte di un medesimo discorso. A sciogliere i nodi arrivano una manciata di rimaneggiamenti, alcuni stravolgimenti e un doppio cd che si inserisce a diritto fra quelle cose non necessarie per il cammino artistico di una band ma di sicuro riguardo per capire o almeno intendere alla lontana quello che succede “dietro” un certo tipo di estremo. Ecco che allora il doppio volume dei rimaneggiamenti di Oceanic diventa un anello di congiunzione alla compilation voluta da Turner stesso per Hydrahead che dipinge un panorama elettronico e non di quel che gli è capitato di sentire/produrre negli ultimi tempi. Ancora da venire le marcate influenze Cure e le strutture fisse di Panopticon, Oceanic si presta alle mani ed alle consolle di un branco di buzzurri quali Dj Speedranch, Mike Patton e Justin “Jesu” Broadrick come punte di diamante e diventa un altro tipo di suono: quasi nulla assomiglia ai pezzi del disco, nulla rimane invariato, tutto è stato trasformato a bella posa per diventare differente. Frequenze tese allo spasmo che con il loro peso spesso deformano le tracce iniziali di un disco oggi consegnato allo scaffale dei “cult”, una sorta di festival freak per quel che è una ristrutturazione in chiave sì estrema, ma assolutamente imprevedibile. Calcano la mano in più direzioni e forse qualche coraggioso dj da qualche parte del mondo ne farà uso. L’ascolto continuato di questa edizione (peggiore come impatto emotivo rispetto alle otto facciate di “mix” pubblicate da Robotic Empire) è un’assenza totale di consapevolezza, una rassegna di tentativi atti a dimostrare, con successo, che l’estremo e la musica pesante non sono solo urla e chitarre sparate al massimo. Forse è davvero giunta l’ora che si riconosca un fatto indiscutibile: l’estremo non abita (più) dove lo si sta cercando, così come il metallo che non abita più in lande presidiate da stregoni e draghi. Ha cambiato faccia, ha cambiato aspetto, rimane la sua essenza quale entità pericolosa. Anche in dischi come Reworks and interpretations che sono del tutto inutili se presi al di là del feticcio, del tutto inutili per chi ama la musica di Isis, imprescindibili invece per chi è un fan del gruppo o per chi ha intenzione di essere “sul pezzo” relativamente alla domanda “ma dove sta andando l’estremo, oggi?”. Il tutto prima che qualcuno inizi a menarcela col fatto che Aaron Turner stia cercando popolarità, successo e monetizzazione delle proprie idee. Insomma, prima che qualcuno intenda bofonchiare che “questa è un’altra Relapse”. Onestamente, ce ne fossero!


WTF

Voto: 7

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