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Pachimerda.
Come ‘pachiderma merdoso’, ma plus facile. Si tratta di musica con vaghe ascendenze neurosis ma buttate più sul genere ‘prog metal’, prog metal davvero, caricata in suite lunghe una decina di minuti basate su un assunto ‘slow is the new loud’ che a parte Sunn (o))) sembra più che altro un dogma di fede, roba da prendere per buona perchè se no poi fai la figura del reazionario (e anche Sunn (o))), ormai...). Il peggio è che attraverso l’operato di una serie di ottimi gruppi, arrivati per tempo ad un gioco che si stava concludendo, qualcuno si è deciso che questo era ciò che tutti noi volevamo e si è buttato pesantemente a menare il can per l’aia e/o (peggio) a ricalcare esempi. Ora fortunatamente siamo usciti dalla mentalità posticcia dei mille cloni malriusciti di Converge et similia, cioè la smania di incidere dischi con 10 tracce da due minuti l’una e una suite conclusiva di tre quarti d’ora. Da questo punto di vista gruppi seminali come Isis e/o Envy e/o Pelican e/o il giro Temporary Residence hanno stabilito un nuovo standard, fatto la media e deciso che la tipica canzone post-hardcore (ammesso e non concesso che tale termine trovi applicazioni empiriche diverse da, che so, Quicksand) dura tra i sette e i dieci minuti, parte piano e finisce in tragedia. Se questo è, e direi che la realtà è sotto gli occhi di tutti, certamente nel giudizio influisce la scarsa propensione a farci stupire da questo genere di cose, una volta in più e ancora per questioni di fede assoluta. Poi se lo chiedete a me Isis doveva sciogliersi dopo avere inciso SGNL>05, l’apice della sua ricerca di una credibile revisione calligrafica di Neurosis. Da Oceanic in poi tutto più o meno da buttare, ma all’inizio almeno tutto sembrava ancora pesante e preciso e ben venduto e con ottime grafiche -in fondo stiamo parlando del gruppo di Aaron Turner. In The Absence Of Truth, ultimo lavoro in ordine di tempo, è uno dei dischi più pallosi che si possa ascoltare oggigiorno, abbassa addirittura lo standard di Panopticon (il quale già di suo aveva come unico merito di ‘suonare bene’ se sparato da un impianto da seimila euro a massimo volume), assestandosi in un’area post-Pelican (ma anche cantata, con quel growl così radicalmente ingiustificato). E via di canovacci sentiti e strasentiti, ritmiche tribali, due drones, arpeggi e tempi sempre più ossessivi, canto, momento di chillout e poi sfogo 'bestiale'. Vaffanculo. Si dedicasse più tempo alle copertine potrebbe dare un serio contributo al mondo della musica; l'ultimo Isis è solo l’ennesimo e capitale esempio di quanto faccia irrimediabilmente schifo il rock post-2000 e di quanto sia prioritario liberarsi di quest’orda di leccaculo appassionati del settore ADSL che ci vengono a raccontare che questo pachimerda abbia in qualche modo a che fare con una qualsivoglia forma di ‘estremismo’. Ridatemi i Charles Bronson.
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Voto:
4.3julia gusano
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