JAKALOPE

"It Dreams"

(Orange/Universal)

2005

1. Feel It
2. Creeper (Coming For You)
3. Pretty Life
4. Go Away
5. Tell Me Why
6. Don?t Cry
7. Screecher
8. Come On
9. Light After Night
10. Nothing Nowhere
11. Badream
12. House Of Ill Trepidation

Indovinello della Sfinge: Cosa ci fanno 39 americani in un disco? Avete 1 minuto per pensarci.
 
Fatto? Bene.
 
La risposta giusta è: una mezza cacca.
 
Se avete indovinato avete diritto a non disperare.
 
Se non avete indovinato avete diritto a non disperare.
 
Ma procediamo per ordine. Perché dovrebbe essere così brutto questo album? “Mezza cacca” perché l’altra metà è probabilmente andata persa nel tragitto che dal Canada a qui questo povero disco s’è fatto, ma soprattutto “mezza” perché delle 39 persone che ci hanno lavorato traspaiono nomi tanto prepotenti quanto qui silenti, quali Trent Reznor (NIN), Phil Caivano (Monster Magnet), Kat Bjelland (Babes In Toyland), voce fissa del disco, Thom D’Arcy (The Carnations), Sloan, collaboratori della casa discografica Orange ed un sacco d’altri. Tutti sotto lo scettro sapiente di Dave “Rave” Ogilvie, la cui ingordigia è stata punita con una digestione insoddisfacente e, anzi, anticipata da una masticazione quasi insipida e forzata. Il buon Dave ha un curriculum vitae da tecnico del suono/produttore/addetto al mixaggio o “remixaggio” invidiabile e corpulento, costellato di collaborazioni con artisti del calibro di Bowie, Skinny Puppy, Nine Inch Nails, Marilyn Manson, Motley Crue, Orgy, Spineshank, Skindive, Love Inc., Serial Joe, Copyright, Sloan, N.E.R.D eccetera eccetera, eppure il suo nome fuori dal giro è sempre stato piuttosto nell’ombra, fino alla primavera del 2003, quando inaugurò il suo progetto indipendente Jakalope. Il jackalope, una specie di lepre selvatica con corna da alce (come si può vagamente intuire dalla copertina), è una delle specie di animali più rare al mondo. Ma Ogilvie una bestia rara non è, nonostante questo debutto sia una becera colonna sonora da birreria e poco niente più. Esercizio di stile, una volta si chiamava, o vacuo manierismo, pubblicato oltretutto nel momento sbagliato, date le manovre di distribuzione e promozione praticamente inesistenti. La miscela di elettronica-industrial-rock-pop che ne costruisce le basi strumentali ha i suoi pregi, validi momenti si possono trovare per esempio nel finale di Nothing Nowhere, soffusa e morbida vagamente in stile Tweaker, nell’evoluzione di Don’t Cry da pubblicità per il Partito Femminista a delirio telematico, dove finalmente alla diabetica e plastica voce di Katie B. si sostituisce un òmo (carismatico come un annuncio alla stazione ferroviaria ma comunque apprezzabile), nell’atmosfera anni ’80 di Badream ed infine nel brano che da solo vale l’acquisto del disco: House of Ill Trepidation, che se fosse stata interamente strumentale si sarebbe fregiata formalmente del titolo di Perla. Momenti morti sono invece da additarsi nelle restanti, senza sale né pepe, americanissime hit mancate: Feel It, perfetta colonna sonora dei vostri incesti adolescenziali da telefilm, Creeper, yeah fuckin’ rock’n’roll da pompare ad ogni gara da Fast & Furious, Go Away, il cui rimando agli Aqua vale lo skip di diritto, Tell Me Why ed ancora Life After Night. Alla melodia facile facile quanto dimenticabile del cantato si oppone insomma una base che “vive di rendita”, forse quest’orgia di brava gente ha limato la contraddistinta personalità di Ogilvie una volta in studio, o forse no, forse è davvero un buon lavoro uscito in un momento ancora più sbagliato, data la contaminazione di pop/elettronica che ha decimato il mercato musicale inibendo ogni percezione da un artista ad un altro. Di quest’album è stato estratto per ora solo un singolo, Pretty Life, che sicuramente rispecchia ciò che troverete nel disco: caramelle rosa fosforescenti, bestie rare a stelle e strisce, e tanto, tanto danaro da sperperare. Enjoy your meal.


Tiziana Brombin

Voto: 5

www.jakalope.net