|
1. Monuments to Ruins
2. Frozen Sun
3. Godpills
4. Media Screws
5. Things Done and Undone
6. Mother's Tears
7. Pleasurable Prison
8. Due Time
9. Voyager
|
Anche se il primo nome che salta all'occhio parlando di questa formazione è quello di Matt Pike, occorre precisare che non ci troviamo propriamente di fronte a un side-project dell' ex-chitarrista degli Sleep e ora leader degli High On Fire. Kalas è infatti un'entità che si sviluppa a partire dal 2003 attraverso l'interazione fra i componenti di diverse band hardcore/punk della Bay Area di San Francisco: dalle jam del chitarrista Andy Christ (Econochrist, Grimple, Samiam, Eldopa) con il batterista Scott Plumb (Cruevo) e il bassista Brad Reynolds comincia a prendere forma la struttura di base delle composizioni del gruppo. Nel 2004 si aggiungono il secondo chitarrista Paul Kott (Medication Time, Cruevo) e, appunto, Matt Pike, qui unicamente in veste di cantante. La band registra un demo, disponibile solo in streaming e scaricabile dal web, a nome Scum Angel, quindi, alla fine del 2005, muta definitivamente nome in Kalas. Di lì a breve viene pubblicato l'omonimo album di debutto, che esce per la newyorchese TeePee Records: il disco si avvale della collaborazione del produttore e sound engineer Warren Riker, già presente nei lavori di Down, Crowbar, Corrosion of Conformity e On A Pale Horse oltre che artefice di numerose produzioni mainstream. E allora veniamo alla musica: "Kalas" è un disco che si sottrae a una univoca definizione. Esso coniuga infatti un'attitudine doom fondata su una certa lentezza, pesantezza e reiterazione, nonchè su un'atmosfera opprimente di fondo improntata alla malinconia più cupa, con rimandi al metal e all'hard rock e spunti post-hardcore. Il tutto con una particolare attenzione ad armonie e consonanze che ha come risultato una forma di musica più orecchiabile e accessibile -se rapportata agli altri lavori di Pike- ma che mantiene tuttavia inalterata la sua violenza e potenza sonora. Se pure, come avevo premesso, -e come la band ci tiene a precisare-, Kalas non è semplicemente il side-project di Matt Pike, è pur vero che è la sua voce roca e cavernosa, sempre in primissimo piano, a fare da filo conduttore a queste 9 tracce. La supportano i riff mastodontici e poderosi delle due chitarre, che si alternano ora a trame più melodiche, talvolta dilatate, ora ad assoli, ora a repentini cambi di ritmo, improvvise accelerazioni e cavalcate incediarie sostenute da una sezione ritmica instancabile. Tra le composizioni, tra le quali si mantiene una certa uniformità e omogeneità, spiccano la potenza evocativa dell'opener "Monuments to Ruins", il crescendo rabbioso di "Godpills" e l'andamento struggente di "Mother's Tears", a suo modo una ballad, in cui le urla di Matt Pike assumono un tono mai così toccante.
Un disco di un'intensità e di una profondità non comuni, che offre un ritratto in parte inedito di Matt Pike e che forse in un primo momento lascerà spiazzato chi lo ha conosciuto con le altre sue formazioni, passate e attuali: tuttavia chi vorrà dedicare a questo lavoro ripetuti ascolti potrà coglierne e apprezzarne appieno le diverse sfumature. Se queste sono le premesse, non resta che augurarsi che questo progetto venga portato avanti e abbia un seguito quanto prima.
666ally
Voto:
7,5
|