|
Dopo un demo piuttosto acclamato ed un paio di partecipazioni su compilations ecco che per i capitolini Kardia arriva il momento della prima release ufficiale. “Frammenti Di Violenza Controllata” dunque non è più un demo, ma non è neanche un vero e proprio album dal momento che contiene solamente sei pezzi, che tuttavia si comportano molto bene per essere frutto di un lavoro autoprodotto ed autofinanziato. Le influenze sono generalmente riconducibili alla New Wave, intesa in un senso strettamente più classico e meno Avantgarde rispetto, ad esempio, ai concittadini Klimt 1918, seppur intrisa in tinte sufficientemente moderne che evitano un’altrimenti possibile caduta in un anacronismo dal quale sarebbe poi stato un problema distaccarsi. La scelta di cantare nel nostro idioma sottolinea comunque l’occhio di riguardo che il quartetto romano nutre nei confronti della DarkWave italiana di metà anni ’80, Diaframma ed ovviamente primissimi Litfiba su tutti. Le sei canzoni di questo lavoro, seppure ancora leggermente acerbe in alcuni tratti, denotano già sufficiente personalità nel songwriting, segno che la strada intrapresa in questo senso è quella giusta, il tempo non potrà che contribuire alla definitiva maturazione di questi ragazzi. Il ritornello di “Nero” viene ripetuto in maniera ossessiva e riesce benissimo a raggiungere il suo scopo: inculcarsi senza alternative dove gli pare, un ottimo sfruttamento della ripetizione. Non sono da meno gli altri pezzi, dalla malinconia di “Trascendenza” al nervosismo di “Nenia” sono davvero poche le cose a risultare fuori posto. Gli unici appunti che mi sento di fare sono di natura strettamente tecnica, dal momento che alcuni suoni lasciano un tantino a desiderare. Nel dettaglio sono le chitarre a lasciare un po’ di amaro in bocca nel momento in cui intraprendono la via della distorsione, infatti non sempre si amalgamano bene con tutto il resto, finendo con il restare in secondo piano o comunque estranee alla struttura portante della canzone. Qualche pecca anche nelle sonorità di alcuni passaggi di batteria che avrebbero potuto rendere senz’altro meglio, ed in alcuni controcanti realizzati in stile simil-growl, che si rivelano episodi decisamente poco felici. Si tratta ad ogni modo di errori che fanno pochissimo testo, dettati sicuramente dal budget limitato imposto dall’autofinanziamento, dunque tranquillamente rimediabili nelle releases a venire. In conclusione un buon lavoro da una band ormai sulla via della maturazione, fosse stato un demo l’avrei valutato con qualche punticino in più, ad ogni modo le premesse per continuare a far bene ci sono tutte.
Tony Aramini
Voto:
6 e 12
|