KHANATE

"Capture & Release"

(Hydra Head)

2005

1. Capture
2. Release

Khanate, ovvero la trasposizione sonora degli aspetti più terrificanti e deviati della mente umana. La depravazione, la violenza inaudita e il compiacimento di fronte ai suoi devastanti effetti sono il tema portante del terzo full-length della band, che in "Capture & Release" si avvale della formula sonora già consolidata con "Khanate" e "Things Viral" ma la esaspera dilatandola ed estremizzandola se possibile ancora di più. Due soli brani per 43 minuti di musica: a suo modo un concept in cui le tracce costituiscono due momenti della cronaca di un omicidio efferato narrata dalla viva voce del carnefice. Un abisso senza fondo in cui pause e momenti di angosciosa sospensione sostenuti da percussioni scarne e ritmiche scheletriche si alternano ad altri di devastante cacofonia. Una pioggia acida di drones e fulminanti rullate di batteria si abbatte corrosiva sulle orecchie inermi di chi ascolta, insinuandosi nei timpani. Le ritmiche spezzate e dissonanti seguono passo dopo passo la voce di Alan Dubin -che definire malefica è riduttivo: quella voce è il Male, semplicemente- in uno stillicidio estenuante che non può portare che alla distruzione e all' annientamento totale. Una voce che ora sussurra, ora trattiene, ora vomita parole agghiaccianti ed ermetiche: frammenti di un romanzo dell'orrore raccontato un prima persona. In particolare è "Release" fra i due brani a costituire il fulcro lirico e drammatico nonchè il momento culminante del disco. "I release and everything you are is on the ground: broken, open and spinning. Leaves soak, they drink. Your blood, that's all. [...] And there I am above you: I won't let go. It's cold when I'm near you. Opened and spoiled." Un disco per stomaci forti, crudo, viscerale, perverso, emorragico. Se gli si vuole muovere una critica, bisogna ammettere che nulla aggiunge di innovativo sia rispetto alla precedente produzione della band, sia nello specifico ambito doom. D'altra parte ciò non significa che esso sia riducibile a un mero esercizio di stile: nessuna band è mai riuscita a rappresentare gli aspetti degenerati della natura umana in modo tanto efficace, disturbante e coinvolgente, e questo è un merito non da poco che ai Khanate bisogna riconoscere.


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Voto: 7

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