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A oltre un quarto di secolo dall'omonimo disco d' esordio e a tre anni dall'album che pure portava il nome della band, come a sancire una seconda giovinezza per lo storico gruppo inglese, lo scherzo ritorna a uccidere, e ancora una volta manda a segno il colpo. Registrato in gran parte a Praga e mixato da Mark Lusardi, non a caso engineer anche nel primo disco dei Killing Joke, "Hosannas From The Basements Of Hell" rimarca la continuitą del percorso musicale di Coleman, Walker e soci attraverso la riproposizione di un suono inconfondibile che rinvia a un passato che la band non ha mai smesso di rielaborare. Un suono inimitabile -benchč in molti ci abbiano provato- e personalissimo che rivive pił oscuro e opprimente che mai nella new wave demoniaca di episodi come l'inno "This Tribal Antidote", la sulfurea title-track, la minacciosa "Implosion", l'epica "Majestic": brani al cui ascolto si ha la -felice- impressione che gli eighties non siano mai finiti. Il disco prosegue la sua discesa agli inferi attraverso la macabra danza mediorientale di " Invocation", passando per le ritmiche ossessive di "Walking With Gods", il techno-industrial incalzante di "Lightbringer" e la litania catacombale di "Judas Goat". A chiudere la partita la straniante "Gratitude", il cui andamento malinconico costituisce l' unico momento di relativa quiete del disco e il cui testo lascia forse intravedere uno spiraglio di speranza in uno scenario dominato dalle tenebre e dal pessimismo pił nero. A conferire tinte se possibile ancora pił fosche all'atmosfera del disco contribuiscono infatti proprio le lyrics di Coleman, quasi esclusivamente a sfondo esistenziale-politico, che oscillano tra la denuncia -spesso attraverso immagini e metafore apocalittiche-, la disillusione e il sarcasmo pił feroce. Pił omogeneo e compatto rispetto al precedente lavoro datato 2003, che pure mostrava spunti interessanti e una rinnovata vitalitą dopo gli alti e bassi degli anni '90, "Hosannas From The Basements Of Hell" testimonia il buono stato di salute di una band che, giunta a una carriera quasi trentennale, si dimostra ancora in grado di sfornare un disco non certo innovativo, ma suggestivo e decisamente valido. Merito questo di cui non molti fra i loro colleghi possono fregiarsi.
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Voto:
7,5
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