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Due
anni sono passati da quando la rilettura in chiave Wave di un ipotetico
ibrido tra Anathema e Novembre partorì un inaspettato gioiellino come
“Undressed Momento”, disco che segnalò i Klimt 1918 come una delle più
interessanti realtà nostrane. Oggi le cose sembrano essere cambiate,
visto che “Dopoguerra”, duole un po’ ammetterlo, a tratti sembra
essere il classico passo più lungo della gamba. La band capitolina ha
infatti deciso di evolversi nella forma, più che nella sostanza,
decidendo di sviluppare le canzoni su strutture più complesse,
sicuramente impeccabili dal punto di vista esecutivo, ma che talvolta
finiscono col risultare fini a sé stesse (è giusto infatti segnalare la
presenza di qualche momento di stanca verso la parte centrale del disco).
Si fa sicuramente apprezzare la voglia di separarsi in via definitiva
dalle radici metalliche in favore di una proposta maggiormente
diversificata ed originale, ma, nonostante i buoni propositi, il risultato
finale in alcuni punti è dispersivo, alternando piccoli capolavori a
episodi che restano impelagati in qualche prolissità che ne impedisce il
salto di qualità definitivo. Musicalmente i Klimt 1918 di
“Dopoguerra” trascinano la malinconia della loro musica verso
atmosfere più solari rispetto a quelle maggiormente introspettive del
predecessore, si veda ad esempio un pezzo come “They Were Wed By The Sea”
che, a prescindere dai fin troppo espliciti rimandi agli U2 (imputabili più
che altro ai suoni della chitarra visibilmente mutuati da The Edge), si
segnala come il pezzo più “allegro” mai composto dai nostri.
Indubbiamente i momenti da ricordare sono quelli stilisticamente più
vicini ad “Undressed Momento”, come l’ottima “Snow Of ‘85”, la
più violenta “Lomo”, o il commovente finale di “Rachel”, il resto
si risolve in idee ambiziose e ottimi spunti portati avanti senza la
continuità che caratterizza i capolavori. Se il paragone con il
predecessore può indurci ad essere più severi del dovuto, a convincerci
definitivamente della bontà di questo disco ci pensa però il bonus cd
incluso nell’edizione doppia, che mette in fila inediti e versioni
alternative di assoluto interesse, tra cui urge segnalare il gioiellino
Wave a nome “Cry A Little”, sperando non resti assolutamente un
episodio isolato all’interno della loro discografia.
Tony
Aramini
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