L'EFFET C'EST MOI

"Tomber En Heros"

(Forart)

2006

1. Rome Capitale
2. Rome Capitale II
3. Distance
4. Retourner Au Pays
5. Saltarelle
6. Ouverture: Mourir A La Guerre
7. N'Aboutir A'Rien
8. Rituel De Sexe
9. Tuè Au Champ D'Honneur
10. Soirée Dansante

Il perentorio titolo Tomber En Heros (letteralmente “cadere da eroe”) segna l’esordio di L’effet C’est Moi, moniker ispirato a teorie nietzscheiane di filosofia politica dietro il quale si cela il solo Emanuele Buresta, brevi trascorsi in black metal band marchigiane e un dichiarato amore per realtà di comprovato valore quali Les Joyeaux de la Princesse, Der Blutharsch e i nazisti Puissance (il cui nietzscheiano, superomistico e misantropico capolavoro Let Us Lead fece incazzare perfino la loro stessa etichetta – Cold Meat Industry, mica anime belle – che prima ne cambia la “provocatoria” cover poi li caccia a pedate); in realtà quanto contenuto nei quaranta minuti scarsi del programma è avvicinabile piuttosto al primo Mortiis (quello dei concept album per soli sintetizzatore ed effetti con due pezzi di mezzora a botta) ma molto meno prolisso e noioso, quanto al Burzum tastierato e rusticamente solenne post-arresto per l’omicidio di Euronymous, però fatto meglio. L’album, ispirato allo splendore dell’impero romano e alla successiva influenza negativa che ne esercitò la fascinazione per un potere tanto esteso e totale, si divide in due tranche ben distinte di cinque pezzi l’una: la prima (e migliore), fermamente imponente e severamente magniloquente, delinea con grande efficacia scenari di epica fierezza che in alcuni momenti arrivano a ricordare autentici colossi del tenore di In Slaughter Natives o The Protagonist (esemplare in questo senso la doppietta iniziale Rome Capitale I e II). Purtroppo lievemente inferiore la seconda parte, che, nell’evidente volontà di ricreare atmosfere di tetra claustrofobia e incombente oppressione comuni a progetti quali Toroidh (e in generale quasi tutto Nordvargr solista) o l’insuperato TeHOM, non riesce ad evitare la ripetizione e qualche accenno di stanca soprattutto nelle tracce conclusive. Resta comunque un lavoro sopra la media, coinvolgente (soprattutto la prima parte) e decisamente ben fatto anche tenendo conto dei recentissimi natali del marchio (2005), della relativa inesperienza e di qualche inevitabile handicap (registrazione casereccia) che, semmai, ne accresce il valore. Attendiamo fiduciosi ulteriori sviluppi.


Dragone Nervoso

Voto: 7,5

www.leffetcestmoi.it