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Pochi sono i nomi noti che colleziona la Rubyworks, giovane etichetta irlandese che, dopo Rodrigo y Gabriela, punta tutte le sue chances sull'esordio dei Leya, il quartetto di Belfast più in del momento.
"Watch You Don't Take Off" rappresenta la summa di tutte le sonorità d'oltremanica non prescindendo da Starsailor, Radiohead, Verve, Keane, Embrace (con loro in tour), Snow Patrol (guardacaso il loro ultimo disco ospita il cantante su ben 3 pezzi): a partire dalla voce di Ciaran Gribbin (ibrido perfetto tra Bono Vox, James Walsh e Thom Yorke), la struttura delle undici ballate qui proposte non si discosta di una virgola dalla classica proposta di un poprock cassato nei cliché del panorama sopracitato, macchiandosi a causa di queste ragioni di largo anonimismo e bollandosi di velata superfluità. Ciò non toglie che Ciaran Gribbin (voce, chitarra), Paul "Hammy" Hamilton (batteria), Gareth Hughes (basso, in passato anche turnista per Elton John) e Michael Keeney (tastiere) non abbiano "niente da dire" o siano deplorevolmente inutili: una certa freschezza riesce a trasudare da certi passaggi quali "Again", probabilmente pezzo migliore del disco (il cui ritornello è però preoccupantemente identico allo stesso di "What Else Is There?" dei Royksopp), e da "Prove", i cui archi e bassi alleviano ampiamente la pesantezza dei plagi forse involuti. Ma la grande mancanza di questo album sta proprio nel fatto che straripa di "roba altrui": "In Our Hands" deve troppo a Coldplay e Starsailor, "On All My Sundays" (singolo) agli U2, e più in generale ogni crescendo, come si è già detto. Niente false aspettative né amaro in bocca alla fine di questi 50 minuti, ma c'è da chiedersi se i Leya moriranno come tutte le comete di ogni boom commericale: se ad occhi chiusi salveremmo l'invasione irlandese piuttosto che quella più prettamente inglese di indiemerda, qualche pezza al colabrodo non sarebbe nemmeno tanto male metterla, prima o poi.
Tiziana Brombin
Voto:
6+
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