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Di debutti come questo non ce ne sono molti. Dall'underground di New York germinano incessantemente bands su cui le scene rock puntano i riflettori (soprattutto in vista del consenso europeo), e d'altro canto la Mute, con i suoi Einsturzende Neubauten e Nick Cave dipinti in bandiera, resta una label dalla -quasi sempre- sicura garanzia. Originario di Melbourne il cantante Angus Andrew, di Los Angeles il chitarrista\drum machine-ista Aaron Hemphill e del Nebraska il bassista Pat Nature ed il bassista-tastierista Ron Albertson (entrambi in futuro rimpiazzati da Julian Gross): ignorando come diavolo si siano ritrovati ad avere a che fare l'uno con l'altro, in quel di Brooklyn registrano in soli due giorni con l'aiuto del produttore Steve Revitte (Beastie Boys, Jon Spencer Blues Explosion) uno dei dischi più memorabili dell'anno sfuggendo a qualsivoglia classificazione musicale, reinventando il proprio stile continuamente ed in maniera unica, imprigionando in un paradosso lungo 50 minuti 9 pezzi fulminanti che dal vivo rendono eccezionalmente il loro potenziale. In "They Threw Us All In A Trench And Stuck A Monument On Top" la sperimentazione gioca amalgamando funky, rock ed elettronica in modo caotico (pensiamo ai Faint di "Wet From Birth" ma di matrice assolutamente più nonsense), alternando loop di basso o chitarra a frenetici cantati o linee di batteria, e tentare di descrivere il risultato è piuttosto difficile. Dalla prima all'ultima canzone di questo disco sono comprese varietà espressive fortemente contradditorie che assai di rado troviamo in altri dischi, radunate qui in modo spiazzante che difficilmente non riesce a fare presa o a risultare sgradito. Presentato dal singolo "Mr Your on Fire Mr" (probabilmente la più accessibile), "They Threw Us All In A Trench And Stuck A Monument On Top" offre uno dietro l'altro irresistibili bombardamenti in cui gli strumenti viaggiano delirando l'uno contro l'altro per poi chiudersi con i 30 minuti di "This Dust Makes That Mud", in cui un'ipnotica e risucchiante base strumentale vi esaurirà del tutto e sarà forse la prova del nove per valutare se acquisterete (resistendo) o preferirete passare la mano. Dopo uno split con gli Oneida e giunti ora al terzo full-length, possiamo confermare i Liars in posizione solida ed irremovibile nel registro di quegli artisti che, in bene o in male, non vi si scolleranno di dosso manco con l'acido muriatico.
Tiziana Brombin
Voto:
8
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