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Negli ultimi anni la corrente dark ambient sperimentale sta avendo una diffusione molto promettente, anche se ovviamente rimane chiusa nella sfera underground e di nicchia. Questo credo sia inevitabile ma anche indispensabile per la sopravvivenza e lo sviluppo del genere. Non lo si potrebbe infatti concepire in alcun modo come un genere "di massa", per cui dubito possa superare i confini stretti in cui è relegato. Confini che però hanno la particolarità di apparire infiniti se ricercati dall'interno. Quando ascoltate Threshold to Disharmony, vi accorgerete di essere di fronte a qualcosa di vasto, aperto. Il pregio di questo album è di essere una finestra verso un ignoto che spaventa e avvolge e stupisce. Pressanti le sperimentazioni lo-fi di Lithivm, intrecciate con sommesse voci fuori campo e assordanti, struggenti fughe verso quel definitivo manicomio (Disturbed Asylum), quasi che fosse la meta a cui l'album ci destina. Proprio qui una vecchio motivetto da circo viene terribilmente soffocato distorto sbranato con ferocia. Dura minuti questa continua lotta circolare tra il motivetto e una voce disumana. Poi qualche attimo di silenzio precede la seconda parte dell'album. Trasportati da un sottofondo sonoro che ricorda Lustmord (senza però mai raggiungerne la profondità) si viaggia verso City of the Machines, l'ultima dimensione a cui Lithivm approda, e anche in questo caso, pure con una qualità sonora poco gradevole, riesce a distruggere ogni possibile tentativo di comprendere, definire ciò a cui siamo di fronte. E non parlo solo della musica, ma di ciò che evoca, richiama, ricrea. Ma questa in-definibilità, questo essere senza forme, è proprio di tutto il dark ambient sperimentale e Lithivm ha il pregio di riuscire a seguire questa scia, di ampliare quei confini e a farli sparire. Forse non eccezionale e non sublime come altri lavori del genere, è però un album che gli stimatori della musica sperimentale dovrebbero ascoltare e sicuramente l'ennesimo colpo giusto della Cold Meat Industry.
ENaut7
Voto:
8
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