MARTIN GRECH

"Unholy"

(Island)

2005

1. Guiltless
2. Venus
3. Erosion And Regeneration
4. I Am Chromosome
5. An End
6. Holy Father Inferior
7. Wordly Divine
8. Lint
9. Elixir
10. Sun

Da pronunciarsi 'Greck', è direttamente dal Buckinghamshire, UK che il poliedrico 23enne (classe 1983) di origine maltese si fa conoscere con due album dallo spessore innegabilmente sorprendente: Open Heart Zoo e Unholy, che ancora difficilmente si trovano nel nostro Belpaese se non di importazione, sono da collocarsi negli alti ranghi discografici non solo dei dischi dell'anno, ma soprattutto tra le opere compositive che non d'istinto si immaginerebbero come soliste, data la loro ricchezza sperimentale di stile e genere che tuttavia converge verso soluzioni sonore note in primis a Nine Inch Nails, Radiohead, Peter Gabriel.
La fama arriva quando Martin aveva solo 19 anni: allora cominciò a girare nello UK uno spot della Lexus che aveva come colonna sonora la titletrack dell'ancora inedito Open Heart Zoo, prodotto come Unholy da Andy Ross, grazie a cui riuscì a rastrellare un pubblico sempre più massiccio al tour (potrete provare un ricco archivio di foto live su www.openheartzoo.com ).
A differenza di Open Heart Zoo, dove l'elettronica la fa da padrona, Unholy si presenta di gran lunga più cupo, ipnotico, surrealista, onirico e teso verso sonorità "rock" più pesanti fino a toccare il sinfonico: "Guiltless" ospita una sezione di archi e fiati quasi fiabesca, ed incantevole è l'arpa che risponde agli arpeggi della chitarra acustica su "Venus", costituendo così uno sviluppo compositivo notevole soprattutto quando trasposto in sede live: grazie a strumentisti quali Pete Miles (chitarra, ex-Skylar), Keith Lambert (basso, ex-Vex Red), Robin Guy (batteria, ex-Faith No More, Bruce Dickinson, Sack Trick) e Tim Elsenburg (chitarra, ex-Sweet Billy Pilgrim) la stupefacente tensione melodica della voce di Grech riesce a rapire completamente i sensi del pubblico e si ha la certezza che si sta partecipando ad uno dei concerti più intensi di sempre.
A partire dal bellissimo artwork, curato da Stephen Kasner (prolificissimo artista già con Meatjack, Darsombra e molti altri poco noti), Unholy sa conquistare l'attenzione dell'ascoltatore dalle prime note alle ultime con un trasporto eccezionale e senza scemare di volta in volta. Oltre ai singoli "I Am Chromosome" (parallelamente al quale è uscito un EP, "R.I.P.", 2004) e "Guiltless" (dalla cui idea è nato www.guiltless.co.uk come pozzo dove confessare i vostri peccati), raccomandare altri pezzi è ridondante, perchè non ce n'è uno che sia inferiore ad un altro: epocali "Venus", "Holy Father Inferior" (che portano alla mente l'intro nebuloso di "They Sent You" dei Mare nell'omonimo EP) e "Wordly Divine", ma il resto non è affatto da meno. Da segnalarsi ulteriormente sono le partecipazioni di Martin Grech come voce per il disco del conterraneo Zealey "First Chance I Get I'm Out Of Here" (2005), come batterista per gli Ophelia Torah sino alla recente collaborazione con Adam White per "Ballerina". In attesa che -come riporta l'NME- il Nostro collabori ancora con Yourcodenameis:milo, Graham Coxon e quant'altro ci sia in circolazione, ci godiamo Unholy con tutta la paradossale devozione possibile.


Tiziana Brombin

Voto: 8,5

www.martingrech.co.uk