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Questo è il secondo disco ufficiale della band, ma possiamo considerarlo come il vero esordio, dato che il precedente disco era una raccolta di brani creati in svariati anni. L'intro prepara l'ascoltatore a quell'assalto che è "burning the house of God", canzone dalla durata breve, in cui gli Italo-Norvegesi alternano assalti furenti a tempi medi trascinanti. Le introduzioni sono state una costante per quasi tutto il disco e questa scelta l'ho gradita moltissimo. In questo modo ogni canzone è valorizzata, e gli interludi tendono a non far calare l'attenzione. La band ha abbandonato quasi del tutto il cantato in Norvegese e le narrazioni di storie nordiche per dedicarsi ad una pratica molto comune ma sempre di grande effetto: la blasfemia nuda e cruda. L'intro contenuta in "slaughter of Christ" è odio puro nei confronti del simbolo che rappresenta Gesù: queste caratteristiche non mi stancano mai, anzi, le vado cercando. Le differenze sostanziali che ho riscontrato rispetto al debutto sono: una maggiore omogeneità delle canzoni (il debutto è stato scritto in 9 anni, per cui le differenze fra una canzone e l'altra erano molte), le numerose introduzioni e la voce del singer Der Henker, che in questo disco mi ha messo i brividi. Ascoltate la superlativa "my soul belongs to the night" e ditemi se quel che sentite non è un Abbath in stato di grazia. Una voce che si esprime manifestando una rabbia sorda ed, al tempo stesso, sofferta ed evocativa. In tutto il disco la sua prova è stata sopra le righe, ma su questa traccia riesce a tirar fuori la rabbia sopita in noi tutti. Nel disco precedente le influenze della band erano molteplici e spiegarle poteva esser complicato, mentre stavolta, accantonate le influenze epiche e viking (ma anche le influenze Burzumiane), la band risulta avere in comune qualcosa con gli Immortal. Ovviamente la produzione di questo disco non è fredda come quella insita nei capolavori di Abbath e soci (che sono 3), siamo nel 2004 ed avere lo stesso suono dei primi '90 sarebbe sciocco. Durante l'ascolto del disco mi è venuto da pensare che se gli Immortal non avessero stravolto il loro sound in un thrash un po’ innocuo, avrebbero fatto dischi del genere: più 'leggeri' rispetto alle prime loro produzioni, ma sempre con quell'attitudine 'grim' e 'raw' che tanto viene sbandierata da molti (suscitando ilarità, più che altro). A chiusura di quest'ottimo disco, i Genocidio (Massemord vuol dir questo) mettono la bonus-track "the sound of desperation" (una suite di 13 minuti), in cui i la band rende omaggio a Varg Vikernes ed alla sua fantastica musica, creando una canzone alienante e disperata, da ascoltare da soli, per non rischiare d'esser distratti da altri, e per assaporare meglio ogni sfaccettatura, ogni attimo di questa lunga suite. La bravura dei Massemord è proprio questa: riuscire ad essere personali e distinguibili suonando un genere stra-conosciuto ed abusato, rielaborando concetti esistenti da più di 10 anni. Non stanno inventando nulla, ma sanno scrivere canzoni molto belle, dirette e 'raw'.
PS: Il disco, pur essendo uscito da un po’, ancora non ha un distributore Italiano ufficiale. Infatti, ad oggi può essere acquistato dall’etichetta Americana oppure dalle distro e dai mailorder che lo hanno.
Shub Niggurath
Voto:
8
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