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Leviathan
è un disco METAL come non se ne facevano più da parecchio; un disco di
canzoni METAL a base di riff METAL, titoli METAL (Blood
and Thunder, Iron Tusk, Megalodon…!),
testi METAL e attitudine METAL. Di Core
non è rimasto più niente o quasi dagli esordi, forse soltanto il
drumming epilettico di Brann Dailor (poco contano i suoi trascorsi in
Today Is The Day in ogni modo, dal momento che il Nostro ha suonato in un
solo disco, In The Eyes of God, e nulla più), il che comunque non basta
ad allontanare Leviathan dall’universo di cui è parte: il METAL,
appunto. E Leviathan è IL disco METAL che gruppi come Manowar o Blind
Guardian hanno smesso da un pezzo di comporre, un disco che riporta agli
splendori passati degli Iron Maiden quando erano ancora capaci di scrivere
grandi canzoni con cuore e cervello come Rime
of the Ancient Mariner o Stranger
In A Strange Land; il paragone non è casuale, visto che anche
Leviathan, come i pezzi sopracitati, parte da un substrato dichiaratamente
‘letterario’ (Moby Dick) ma senza mai strafare, e soprattutto senza un
minimo della smania di indottrinare l’ascoltatore propria di
tutt’altra gentaglia (mi vengono in mente per esempio gli Ulver del
pretenzioso concept su William Blake, ma la lista è lunga). Perché, in
ultima analisi, che Leviathan sia o meno un disco ‘a tema’ (anche qui,
come nel precedente Remission, è presente la solita canzone dedicata
all’‘uomo elefante’ John Merrick) interessa poco, sarebbe anche
potuto essere un concept album su Paperoga che la sostanza non sarebbe
cambiata comunque: quello che conta è la potenza, la pesantezza, il
sudore e la sensazione di inalterato coinvolgimento che muove e anima le
dieci composizioni del programma (tanto da rendere eccezionalmente fluidi
e ‘sopportabili’ anche i tredici minuti di Hearts
Alive!); come gli Iron Maiden, Mastodon usano un’opera letteraria
immediatamente codificabile e riconoscibile come pretesto per costruirci
sopra un album spaccaossa, tirato e sanguigno, scritto e pensato per far
pogare e agitare teste. E questa assoluta spontaneità, questa voluta
‘faciloneria’ nell’approccio, questa viscerale immediatezza era
qualcosa che al METAL mancava da tanto, troppo tempo; meraviglia piuttosto
il fatto che un disco come Leviathan venga licenziato da un’etichetta
che ormai poco o nulla ha ancora da dire, ma tant’è; resta il fatto che
ci troviamo di fronte a uno dei dischi migliori dell’anno (se non
proprio IL migliore) in ambito METAL e affini. E ora aspettiamo solo di
assistere dal vivo a questa forza della natura.
Dragone
Nervoso
Dopo
l’ottimo esordio “Remission”, i Mastodon continuano a tracciare
nuove coordinate per il thrash-metal del terzo millennio. E ci riescono
assai bene, a quanto pare. “Leviathan” riesce infatti a spezzare i
vecchi schemi del metal “made in ‘80”, pur conservandone tutte le
prerogative, memore del passato illustre di questo genere, senza però
rimanerne succube. Se il riffing dei quattro ragazzi americani riporta
inevitabilmente alla mente i Testament di “The New Order”, questo non
si limita alla scopiazzatura o all’emulazione, bensì si arricchisce di
tutta una serie nuovi elementi, in grado di rendere attualissimo il
lavoro, anzi in grado probabilmente di precorrere i tempi. La potenza
thrash si mescola qui con l’hard-core, lo stoner, il death; i Death che
jammano con i Queens Of The Stone Age, gli Eyehategod e gli Entombed.
Devastanti. Vicinissimi a band ormai divenute seminali, come Neurosis,
Isis, High On Fire e Dillinger Escare Plan, i Mastodon conservano però
ancora quell’attitudine “headbanger” tipica delle band della Bay
Area di inizio anni ’80. Un album che potrebbe divenire un must, con
composizioni distruttive come “Blood and thunder”, “I am Ahab”
(che sa di Nuclear Assault fino al midollo), “Island”, “Iron tusk”,
pezzi d’atmosfera come “Seabeast” (dalla chitarra sgorgano note
assolutamente alla Skolnick, nessuno provi a contraddirmi!),
“Mastodon” (stupenda!), “Hearts alive” (un viaggio progressive di
13 minuti) e un brano quasi power come “Aqua dementia”. Inutile
indugiare sulla bravura dei musicisti, meglio concentrarsi sui consigli:
correte a comprarlo!
Matthew
Hopkins
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