MASTODON "leviathan" (Relapse)

VOTO: 8,5 (Dragone Nervoso) / 7 (Matthew Hopkins)

Leviathan è un disco METAL come non se ne facevano più da parecchio; un disco di canzoni METAL a base di riff METAL, titoli METAL (Blood and Thunder, Iron Tusk, Megalodon…!), testi METAL e attitudine METAL. Di Core non è rimasto più niente o quasi dagli esordi, forse soltanto il drumming epilettico di Brann Dailor (poco contano i suoi trascorsi in Today Is The Day in ogni modo, dal momento che il Nostro ha suonato in un solo disco, In The Eyes of God, e nulla più), il che comunque non basta ad allontanare Leviathan dall’universo di cui è parte: il METAL, appunto. E Leviathan è IL disco METAL che gruppi come Manowar o Blind Guardian hanno smesso da un pezzo di comporre, un disco che riporta agli splendori passati degli Iron Maiden quando erano ancora capaci di scrivere grandi canzoni con cuore e cervello come Rime of the Ancient Mariner o Stranger In A Strange Land; il paragone non è casuale, visto che anche Leviathan, come i pezzi sopracitati, parte da un substrato dichiaratamente ‘letterario’ (Moby Dick) ma senza mai strafare, e soprattutto senza un minimo della smania di indottrinare l’ascoltatore propria di tutt’altra gentaglia (mi vengono in mente per esempio gli Ulver del pretenzioso concept su William Blake, ma la lista è lunga). Perché, in ultima analisi, che Leviathan sia o meno un disco ‘a tema’ (anche qui, come nel precedente Remission, è presente la solita canzone dedicata all’‘uomo elefante’ John Merrick) interessa poco, sarebbe anche potuto essere un concept album su Paperoga che la sostanza non sarebbe cambiata comunque: quello che conta è la potenza, la pesantezza, il sudore e la sensazione di inalterato coinvolgimento che muove e anima le dieci composizioni del programma (tanto da rendere eccezionalmente fluidi e ‘sopportabili’ anche i tredici minuti di Hearts Alive!); come gli Iron Maiden, Mastodon usano un’opera letteraria immediatamente codificabile e riconoscibile come pretesto per costruirci sopra un album spaccaossa, tirato e sanguigno, scritto e pensato per far pogare e agitare teste. E questa assoluta spontaneità, questa voluta ‘faciloneria’ nell’approccio, questa viscerale immediatezza era qualcosa che al METAL mancava da tanto, troppo tempo; meraviglia piuttosto il fatto che un disco come Leviathan venga licenziato da un’etichetta che ormai poco o nulla ha ancora da dire, ma tant’è; resta il fatto che ci troviamo di fronte a uno dei dischi migliori dell’anno (se non proprio IL migliore) in ambito METAL e affini. E ora aspettiamo solo di assistere dal vivo a questa forza della natura.

Dragone Nervoso


Dopo l’ottimo esordio “Remission”, i Mastodon continuano a tracciare nuove coordinate per il thrash-metal del terzo millennio. E ci riescono assai bene, a quanto pare. “Leviathan” riesce infatti a spezzare i vecchi schemi del metal “made in ‘80”, pur conservandone tutte le prerogative, memore del passato illustre di questo genere, senza però rimanerne succube. Se il riffing dei quattro ragazzi americani riporta inevitabilmente alla mente i Testament di “The New Order”, questo non si limita alla scopiazzatura o all’emulazione, bensì si arricchisce di tutta una serie nuovi elementi, in grado di rendere attualissimo il lavoro, anzi in grado probabilmente di precorrere i tempi. La potenza thrash si mescola qui con l’hard-core, lo stoner, il death; i Death che jammano con i Queens Of The Stone Age, gli Eyehategod e gli Entombed. Devastanti. Vicinissimi a band ormai divenute seminali, come Neurosis, Isis, High On Fire e Dillinger Escare Plan, i Mastodon conservano però ancora quell’attitudine “headbanger” tipica delle band della Bay Area di inizio anni ’80. Un album che potrebbe divenire un must, con composizioni distruttive come “Blood and thunder”, “I am Ahab” (che sa di Nuclear Assault fino al midollo), “Island”, “Iron tusk”, pezzi d’atmosfera come “Seabeast” (dalla chitarra sgorgano note assolutamente alla Skolnick, nessuno provi a contraddirmi!), “Mastodon” (stupenda!), “Hearts alive” (un viaggio progressive di 13 minuti) e un brano quasi power come “Aqua dementia”. Inutile indugiare sulla bravura dei musicisti, meglio concentrarsi sui consigli: correte a comprarlo!

Matthew Hopkins

TRACKLIST

Blood & Thunder
I Am Ahab
Seabeast
Iceland
Iron Tusk
Megalodon
Naked Burn
Aqua Dementia
Hearts Alive
Joseph Merrick

www.mastodonrocks.com