|
Il ritorno dei Meshuggah in forma di Ep di una sola "canzone" da 20 minuti era ovviamente destinato a sollevare polemiche e polveroni a non finire, come già si intuiva un bel po' prima della data di uscita; è quindi forse un bene parlarne col distacco dovuto ad un tale ritardo (sì, lo so, sto tentando ignobilmente di giustificarmi). I, dunque: il prodotto di un gruppo che alcuni vedono ormai in crisi di idee (vero è che nonostante l'eventuale crisi "Nothing" svettava fra le contemporanee uscite discografiche), materiale sufficiente per farsi più di un'idea sul prossimo album ma forse di estrazione e ispirazione diversa (dicono alcuni) da quella che sarà la nuova direzione degli svedesi; inattendibile, quindi. Insomma: di sofismi e considerazioni un po' fini a se' stesse se ne possono fare a iosa; quel che rimane è un dischetto di 20 minuti in cui mi pare che i difetti superino i pregi, a cominciare dalla struttura stessa: "I" è abbastanza compatto da non apparire troppo come un collage di pezzi assortiti, e allo stesso tempo fallisce in pieno ogni pretesa - se pretesa c'era - di assumere l'unità di un brano singolo, complice il fatto che mancano richiami interni e una minima organizzazione del materiale. In altri termini: non è ne' carne ne pesce; in altri termini ancora: è un susseguirsi di momenti pesanti, meno riusciti che in passato, e di inquietanti rarefazioni dissonanti in cui forse il gruppo si esprime a più alti livelli. Ma non è nient'altro che un esercizio di stile Meshuggah, con i suoi pregi (notevoli, soprattutto nella prima metà) e i suoi punti meno ispirati che tuttavia costringono barbaramente l'ascoltatore ad altre 8 sgangherate battute di noia. E non vale più la scusa della rappresentazione dell'alienazione dell'uomo nella società post-moderna, dato che le cose migliori tendono a latitare dalle monotone divagazioni cyber-industriali; escono fuori invece nei passaggi più sfacciatamente metal, o al contrario in quelli del tutto anti-metal.
Emanuele "Maraska"
Voto:
6
|