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In un’epoca di cloni, clonetti e clonacci, fa piacere vedere che ancora qualcuno si ricorda che la personalità musicale non è un inutile gingillo ma una necessità artistica che può rendere un prodotto degno d’attenzione. E fortunatamente i Mezarkabul, che poi altro non sono che quei Pentagram provenienti dalla Turchia che diedero alle stampe l’interessante album “Anatolia” qualche anno fa, ( e con circa 10 anni di esperienza sulle spalle) lo ricordano molto bene. E’ stato davvero bello ascoltare un lavoro tutt’altro che stereotipato procedere su due direzioni così diverse tra loro: da una parte la tradizione del più classico metal anni ’80, diretta discendente di certi Sabbath e del loro metal/doom ricco di passaggi pesanti e cadenzati, e dall’altra la musica tipica del luogo di provenienza del gruppo. Per fortuna il mix è riuscito : ci troviamo di fronte a buon vecchio e sano metal arricchito da un sapore tutto particolare e non ad un indigeribile ibrido, e non era un compito facile. Buona anche la produzione. Si può a ragione dire che in quest’album di sbagliato non c’è nulla, manca solo un po’ di continuità ed un po’ di concretezza in alcuni momenti. Forse una durata leggermente minore avrebbe reso l’album (che dura piu’ di un’ora) ancora migliore. Ribadisco però che i pezzi buoni ci sono eccome : è molto difficile non rimanere affascinati dai due pezzi strumentali dell’album, oppure dalla bella e cadenzata title track, o anche da “For The One Unchanging” , nella quale il cantante riesce ad essere l’arma in più. Insomma, bisogna solo aggiustare piccole sfumature qua e là. Forse non sarà il disco del secolo ma è ben prodotto, ben suonato e personale. Non è poco, di questi tempi.
Reje
Voto:
7
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