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Il secondo full-length della band dell' Illinois capitanata dall'ex Buried At Sea (nonchè produttore tra gli altri di Pelican, Unearthly Trance, Rwake, Lair Of The Minotaur, qui in veste di cantante, bassista e tastierista) Sanford Parker si rivela una sorpresa assai gradita nel vasto, ma non eccelso panorama delle uscite di inizio 2007. "The Ritual Fires Of Abandonment" segue a due anni di distanza la pubblicazione dell'esordio "Out Of A Center Which Is Neither Dead Nor Alive", lavoro non privo di spunti interessanti, nel quale già era palpabile la volontà di allontanarsi dagli stilemi di un filone sempre più inflazionato come quello riconducibile alla definizione di post-hardcore, pur mantenendo una certa fedeltà ai propri modelli di riferimento (Neurosis in primis). Con questo nuovo lavoro, che segna il debutto su Relapse, la band prosegue il discorso intrapreso con una maggiore capacità di sintesi e una rinnovata efficacia nel condensare le idee in brani di grande fascino e di notevole impatto emotivo. Il disco si articola in 6 composizioni, suddivise equamente tra lunghe suite e momenti meno dilatati, in grado di fondere generi ben noti -dallo sludge al post-rock, passando per industrial, ambient, doom e psichedelia- in un amalgama convincente e mai scontato. Mirabile appare la capacità del gruppo di dare vita a veri e propri mosaici in cui strati sonori si sovrappongono. Le bellissime parti di drumming e percussioni tribali, unitamente a tastiere, inserti elettronici, rumori, pulsazioni e riff che non lasciano scampo vanno a creare progressivamente affreschi corali che non finiscono di sorprendere: ne sono esempi perfetti l'incedere cadenzato del mantra iniziale "Embers", la funerea litania della toccante "The Orphans Of Piety" (forse il brano migliore del lotto, impreziosito a sorpresa dai fiati sul finale), i rimandi esoterici e orientaleggianti della conclusiva "Ceremony Ek Stasis". Interessante anche il lavoro sul canto, che, pur restando legato all'alternanza pulito/growl, appare più curato rispetto alla maggioranza dei gruppi del genere modellando linee melodiche che si fondono in un tutt'uno perfettamente armonico con le parti strumentali. Disco complesso e corposo, che necessita di diversi ascolti per coglierne ed apprezzarne appieno le diverse articolazioni, "The Ritual Fires Of Abandonment" si presenta come una felice eccezione in un orizzonte e in un ambito musicale in cui la mediocrità e il livellamento sembrano diventati sempre più la regola.
666ally
Voto:
8
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