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Ultimamente la qualità delle uscite del doom più estremo è in un calo, le nuove leve che qualche anno fa proposero veri capolavori (come la magnifica triade della Firebox del tempo che fu: Pantheist , Until Death Overtakes Me e Tyranny) non sono riuscite a bissarne la qualità soprattutto perché –detto brutalmente- nessuno ha nemmeno provato a dire qualcosa di diverso (a parte per certi versi i Pantheist, che non a caso pur non ripetendo l’eccezionale’O Solitude’ sono gli unici rimasti su grandi livelli). In tempi recenti, soltanto capitani di lunghissimo corso come Evoken e Mournful Congregation sono riusciti a far gridare al capolavoro. Eppure, dal più oscuro underground, qualcuno ha dimostrato che è ancora possibile dire qualcosa di estremamente personale anche in un contesto abusato. Quel qualcuno è Seth, leader della one-man band Mist Of The Maelstrom, autrice di un immenso demo (‘Lore Of The Ancient Gods’) nel 2005 e ora di un eccellente disco, l’unica vera boccata di aria fresca nel genere del 2006 fino a questo momento. Insomma, Death Of The Sun è il classico lavoro che elabora varie influenze producendo qualcosa di diverso, un punto di incontro tra doom melodico, death/doom e funeral doom con una cura del dettaglio di rara fattura. Tra piano, campane, ambient ma soprattutto non rari momenti dal forte retrogusto folk (che, tra inserti acustici e voce cupa e profonda, hanno qualcosa dei primi Empyrium), il disco si mantiene vario e non annoia mai, forte di un mood più malinconico che solenne. D’accordo, è pur sempre una autoproduzione con tutti i limiti del caso (leggasi suoni migliorabili e songwriting che a volte ripiega sul basilare– ma va benissimo così), ma è anche l’unico album recente del genere in cui si sente qualcosa di estremamente personale e –perché no?- di nuovo, da un gruppo emergente. Era ora, e speriamo che finalmente qualche label si accorga di loro.
Reje
Voto:
8,5
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