NICK OLIVERI AND THE MONDO GENERATOR

"Dead Planet:SonicSlowMotionTrails "

(Mother Tongue)

2006

1. Like a Bomb
2. All the Way Down
3. Sonic Slow Motion Trails
4. Basket Case
5. Lie Detector
6. So High
7. Life of Sin
8. Mental Hell
9. She Only Owns You
10. Take Me Away
11. I Never Sleep
12. All Systems Go
13. Paper Thin
14. Sam Hall

Dal momento della sua turbolenta dipartita dai Queens of the Stone Age nel febbraio 2004, Nick Oliveri si è reso celebre più per le risse da bar da lui provocate che per effettivi meriti artistici. I suoi eccessi di varia natura l'hanno condotto, nell'estate dello stesso anno, a farsi sbattere fuori dai suoi band-mates (tra i quali amici di vecchia data come il musicista Dave Catching) anche dal gruppo da lui fondato, i Mondo Generator, con i quali si trovava in tour in Europa. Nell'arco di questi due anni, tra una rissa da bar e l'altra, il pelato ha avuto modo di rimettere in piedi con una nuova formazione il progetto Mondo Generator e di pubblicare il terzo album della band, in uscita per l'inglese Mother Tongue. Registrato a Los Angeles presso lo Studio 606 di Dave Grohl, il successore di "A Drug Problem That Never Existed" (Ipecac, 2003) si avvale della collaborazione fra gli altri di Ben Perrier e Ben Thomas, membri della formazione inglese dei Winnebago Deal, oltre che della co-produzione di Nick Raskulinecz, già presente negli ultimi lavori dei Foo Fighters. La formula che contraddistingue questo terzo lavoro a firma Oliveri è quella consueta: un misto di rock acido psichedelico nello stile delle Desert Sessions, punk sanguigno e sgangherato e hard-blues grezzo e ignorante, inframmezzato da qualche episodio più melodico sulla falsariga dei Qotsa più pop. Più rifinito, orecchiabile e omogeneo del precedente "A Drug Problem That Never Existed" -album discontinuo nel quale a brani piuttosto riusciti si alternavano momenti meno brillanti- , "Dead Planet:SonicSlowMotionTrails" riesce a mantenere il tiro e a coinvolgere chi ascolta fino alla fine, trascinato dalla voce sghemba, ora graffiante, ora scanzonata, senza dubbio istrionica di Oliveri. Beninteso, che non ci si trovi di fronte a un disco epocale è sicuro, tuttavia un lavoro del genere ottiene la piena sufficienza, anche per il suo essere onesto e senza pretese e per la coerenza e l'immediatezza con cui riflette un personaggio certo discutibile -sia sul piano artistico che su quello umano-, ma dotato a suo modo di un innegabile carisma.


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Voto: 6

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