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Si erano già fatti notare col buon esordio del 2003 “Candlelight Technology”, che mostrava una band dagli ampi margini di crescita smontare e rimontare a proprio piacimento jazzcore, elettronica e noise, nonostante ciò stupisce ugualmente vedere i Monno (tre svizzeri e un canadese con base a Berlino) arrivare proprio adesso col disco che non ti aspetti. Nel lasso di tempo intercorso tra le due pubblicazioni Marc Fantini (batteria), Derek Shirley (basso), Gilles Aubry (laptop) e Antoine Chessex (sax tenore) sono stati chiamati ad aprire i concerti di Lightning Bolt, Isis e Jesu, esperienze, in particolar modo la prima, che devono averli segnati al punto da influire in maniera decisiva sulla composizione di questo “Error”, con cui il quartetto si affranca definitivamente dalle influenze jazz della prima ora per dedicarsi anima e corpo al noise più abrasivo. Chessex suona il sax attraverso amplificatori per chitarra cavandone suoni che ben poco c’entrano con quello strumento, il laptop spazia dai droni alle distorsioni più cacofoniche: il risultato finale entusiasma, rimandando, a seconda dei casi, ai momenti migliori degli stessi Lightning Bolt, ai Wolf Eyes o ai Whitehouse, finanche, nei passaggi più rallentati, a certi Zeni Geva. La qualità è costante e senza cadute di tono, merito di un gruppo che dimostra anche una certa maturità nella rielaborazione delle proprie influenze: l’impressione è che i Monno abbiano a disposizione i mezzi per ritagliarsi uno spazio di rilievo tra gli esponenti illustri del rumore; noi per ora ci limitiamo a promuoverli incrociando le dita ed augurandoci che non si perdano per strada. Tutti i delusi da “Hypermagic Mountain” troveranno in questi ragazzi più di una semplice consolazione.
Tony Aramini
Voto:
8
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