MUDHONEY

"Under A Billion Suns"

(Sub Pop/Audioglobe)

2006

1. Where Is The Future
2. It Is Us
3. I Saw The Light
4. Endless Yesterday
5. Empty Shells
6. Hard On For War
7. Brief Celebration Of Indifference
8. Let's Drop In
9. On The Move
10. In Search Of
11. Blindspots

Se c’è una qualità alla quale associare inevitabilmente il nome dei Mudhoney, questa è l’onestà. Da quasi un ventennio Mark Arm e Steve Turner vanno avanti con il loro punk rock innamorato dei gruppi garage di fine anni ’60 e con le loro chitarre ‘fuzzose’, con risultati che album dopo album sono oscillati dall’ottimo al mediocre, ma in ogni caso figli di un’onestà di cui oggi possono fregiarsi in pochi. Con gli anni è sicuramente andata persa la furia iconoclasta di una “Touch Me I’m Sick” a caso, ma i Mudhoney, pur essendo ormai sulla quarantina, alla fine li ritrovi sempre al posto loro, a fare ciò che sanno fare meglio. E se tutto questo non è (ovviamente) garanzia di qualità, basta comunque a rendere il quartetto di Seattle un nome innanzitutto degno di rispetto. “Under A Billion Suns” riprende il discorso esattamente dove “Since We’ve Become Tranlsucent” l’aveva lasciato qualche anno fa: il sound è quello di sempre, sebbene ancora più deciso a riscoprire le sue radici anni ’60; la novità risiede semmai nell’utilizzo ancora più consistente dei fiati già presenti sulla precedente uscita, per la serie “volevamo essere i Morphine”. La scelta resta croce e delizia, dato che proprio quando il sassofono è in primo piano possiamo ascoltare sia momenti estremamente freschi e godibili come “Let’s Drop In” o “Blindspot” che altri in cui l’uso di uno strumento del genere sembra forzato e fuori luogo. A parte questo nulla di nuovo sotto il sole; anche a causa della mancanza di momenti davvero memorabili, “Under A Billion Suns” finisce con l’essere uno di quegli album che verranno ben ricevuti dai fans del gruppo, ma completamente incapaci di attirare l’attenzione di chi fino ad oggi (per motivi anagrafici o altro) ha ignorato il marchio. Resta infine la sensazione che, nonostante tutto, questo disco tra qualche mese giacerà impolverato sullo scaffale, mentre la stessa polvere non ce l’avranno “Superfuzz Bigmuff” o “Piece Of Cake”, sebbene pubblicati rispettivamente diciotto e quattordici anni fa. Dà da pensare.


Tony Aramini

Voto: 6+

www.mudhoney.net

 
Le Altre Opinioni Di Moonlight69

Nessuna band sopravissuta a 20 come a 0 anni di carriera meriterebbe di essere associata all'aggettivo "onesto" come vale per i Mudhoney, arrivati alla loro ottava fatica con un Mark Arm sempre in splendida forma. "Under a billion suns" vanta una freschezza briosamente rispolverata non solo in casa Mudhoney, dove il più fiacco "Since we`ve become translucent" di ormai quattro anni fa aveva calato di molto le aspettative per i lavori successivi (se mai ce ne fossero stati), ma nel mainstream in generale, scalzando dalla playlist del giorno band più giovani e arroganti. La prima quartina di pezzi vale da sola, per quanto mi riguarda, l'acquisto del disco. Ma soprattutto il fatto che, di tanto in tanto, la polvere vi sarà più che piacevolmente levata.

Voto: 7+

Tiziana Brombin