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Black Holes and Revelations in certi punti sembra davvero l’Ok Computer di Matt Bellamy e soci, quel genere di formula asettica opera iperspacepop da propinare alle masse. Formula che se nei Radiohead ha un suo perché legato ad un certo tipo di background, periodo storico ed inclinazione programmatica dei membri del gruppo, in Muse finisce per essere un plagio tout court (tipo Invincibile, suoni di basso e chitarra copiati in maniera imbarazzante) o più spesso un semplice compendio di menate progmetal per fanatici di britpop fissati con la tecnica e muniti di chitarre di plastica trasparente tipo quella di Dave Grohl. Niente di nuovo, insomma. Del resto superare la pomposità britprog del disco precedente era impossibile…
Kekko
Voto:
4.0
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