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Non so se parlare del disco o della tragedia nel Sud-Est Asiatico. Ormai mi ci trovo, quindi scrivo una riga di cronaca e poi passo alla recensione.
In seguito all'onda anomala del 26 Dicembre 2004 nel Sud-Est Asiatico sono morte circa 300.000 persone. Una di queste è la voce/chitarra dei Nasum: Mieszko Talarczyk. Senza di lui i Nasum non esisteranno. Si è distinto, oltre come ottimo mastermind di uno dei migliori gruppi grind-core degli ultimi anni, anche come produttore. Pochi giorni fa è stato ritrovato il corpo.
"Shift" è meno carcassiano del precedente album; la produzione è tornata ad essere grezza al punto giusto (il precedente album, "Helvete", aveva il 'difetto' d'avere una produzione stellare, forse poco adatta per il genere), il song-writing è più vicino all'hard-core che al metal anche se, paradossalmente, in alcuni punti vengono in mente i Morbid Angel (non hanno niente in comune con loro e ok, ma "Wrath" me li ricorda benissimo). Questa minore propensione al metal, sembrerà strano, ma ha aumentato la componente melodica; è indubbio che in alcuni punti le melodie delle canzoni siano più orecchiabili e più armoniose che in passato: sono sicurissimo che con la medesima produzione dell'album precedente questo sarebbe stato il disco più morbido dei Nasum. Ovviamente stiam parlando sempre di grind-core, però, seppur in poche tracce, l'ammorbidimento è tangibile ("Hets" e "Fury" su tutte). L'analisi è terminata, c'è poco altro da dire. I Nasum hanno fatto l'ennesimo centro, spiace che non ci sia riuscito anche Mieszko che, comunque, grazie agli splendidi album in serie che ha creato verrà ricordato dai suoi fans per tutta la vita, a differenza di migliaia di morti "anonimi".
Shub Niggurath
Voto:
8
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