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Avete passato qualche anno della vostra vita, forse, a farvi una bella scorpacciata del famigerato "Death metal svedese". Però, poi, i grandi hanno iniziato a diventare " un po' " ripetitivi, e i piccoli (tiriamo fuori il coraggio di dirlo...) lo sono sempre più o meno stati, ed il fatto che ora non se li fili quasi più nessuno ci fa solo piacere. In tempi recenti abbiamo imparato, sulla nostra pelle, come si possano sputtanare una serie di brillanti intuizioni, come le si possano rendere odiose e insopportabili a furia di cloni e cloni e cloni di cloni, tutti con un contratto inspiegabilmente in mano, mentre nel frattempo quelli che il contratto se l'erano meritato ci mettevano (purtroppo) del loro. Il peggio sembra essere passato; ed adesso arrivano i nostrani Node, che partendo da un tale genere spersonalizzatissimo offrono la loro onesta dose di personalità Necessaria-e-Sufficiente al servizio di 11 canzoni belle davvero; e tuttavia lontane dal pericoloso clichè in cui si sono impelagati (un nome a caso) Soilwork & compagnia bella, gruppi di cui però si sente comunque la chiara influenza (anche perchè, ad onor del vero, il disco è passato per gli svedesissimi Mastering Studios). Certo che ci sono i ritornelli supermelodici cantati a squarciagola, e i break atmosferici, non mancano i riff assassini -tesi come una muta di cani il lunedì mattina- ne' i bicordi acidi, ne' i preziosismi doppiochitarristici, frutto di una tecnica più che buona ma non eccezionale (qualcuno ne sente forse il bisogno?). Ma ci sono pure una voce pericolosamente espressiva, a cavallo fra Mustaine svociato e Bjorn Strid, a tratti quasi da Tompa dei poveri (meno riuscito, invece, il growl), e stacchetti jazzati che ultimamente vanno molto di moda, e riferimenti ai Death come agli Iron Maiden come ai Dissection, e pezzi validi, e una specie di slancio che ti fa saltare sulla sedia e ti riporta indietro agli anni d'oro del thrash. Il tutto al servizio di una sorta di concept sugli ultimi sessant'anni di storia europea, che ci urla sfrontatamente in faccia come la causa di guerre calde e fredde sia stato semplicemente... das Kapital. Non solo, i nostri trovano pure il tempo di buttare lì una riuscitissima e non più tanto Queensrychiana "Empire" prima della fine. Questo accadeva nella Repvbblica Italiana, Anno del Signore 2004, mentre da qualche parte lungo le rive del fiume Göta qualcuno riteneva opportuno continuare ad incidere le solite canzonette trite e ritrite imbottite di stucchevoli tastiere. Contenti loro.
Emanuele "Maraska"
Voto:
7+
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