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Da qualche tempo ormai i Death In June non ne imbroccano una neanche
per sbaglio (attendiamo che se ne accorgano i soliti critici sul fuso orario
di 5 anni fa, vedrete che arriveranno e faranno finta di niente anche
questa volta), presi come sono a far fruttare il nome del gruppo e farsi foto in cui sembrano usciti da
una gita ad Eurodisney invece che a comporre buona musica, ma pare
che qualcuno finalmente sia riuscito a raccoglierne l'eredità. Gli Of The Wand
And The Moon dell'ex-Saturnus Kim Larsen hanno sempre avuto la tendenza a
rileggere l'anima folk del progetto di Douglas P. in chiave più soffusa,
ma in Sonnenheim le cose sono in parte cambiate. Questa volta Kim
non si è limitato a riproporre e smussare ulteriormente gli aspetti più intimisti dei DIJ, ma ha
deciso di copiare spudoratamente tutto. Non c'è una nota in questo
disco che non esca da dischi come "The Brown Book", "But, What Ends..." e così via,
variazioni sul tema comprese. L'unico punto di reale differenza stilistica è dato
dall'approccio vocale sussurrato di Kim, che porta anche ad un mood dell'album
diverso in grado di evitare a "Sonnenheim" di essere soltanto un semplice plagio.
Questo ha lasciato aperto uno spiraglio nel quale Larsen è stato magistrale ad
infilarsi grazie ad una ispirazione davvero fuori dal comune. Se reputavate
dischi come "emptiness:emptiness:emptiness" dei capolavori, rimarrete stupiti
nel vedere con quanta scioltezza Kim è riuscito a superarsi.
In conclusione, se state cercando da qualche parte le emozioni che i Death In June
di oggi non riescono più a darvi, "Sonnenheim" è quello che fa per voi.
P.S. Segnalazione d'obbligo per la collaborazione di Andreas Ritter (Forseti)
in molti pezzi.
Reje
Voto:
8,5
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