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Ennesimo ottimo lavoro per il mastermind Galder, che ritorna in pista con la sua creatura a due anni di distanza da “revelation 666”. La band viene rivoluzionata di nuovo con l’inserimento dell’immenso Nick Barker dietro le pelli e del fedele Jardar alle chitarre. L’instabilità delle varie line-up non ha alterato il songwriting della band, anche perchè il buon Galder è stato sempre l’unico con l’onore –onere- di creare le melodie sinistre. Anche in questo cd il symphonic-black metal che ci propone e’ di ottima fattura, le parti atmosferiche sono molto pregiate ed il suono potente delle chitarre rende l’ascolto compatto e trascinante. Bellissimo il riff cenrale di “agony of fallen grace”, dove assieme ad una doppia cassa precisissima viene sfoderata un’aggressività –mista potenza- davvero magistrale. Mentre è la raffinatezza ad iniziare “black seeds on virgin soil ”, grazie ad un arpeggio semplice ed evocativo che da il là ad un ritmo trascinante; lo stesso dicasi per l’inizio della title-track. Belle le keyboards, abbastanza lugubri e con quel flavour barocco che ci riporta in un’altra –comunque blasfema- epoca. Piacevole novità sono le numerose parti dedicate a passaggi di chitarra acustica, che acuiscono il clima decadente e spietato che aleggia nell’album. I punti forti del disco sono molti e gli amanti di questo tipo di sonorità maligne troveranno di che gioire nell’ascolto dell’ultima fatica di Galder, complici anche le melodie inquietanti e tenebrose presenti. C’e’ spazio quasi all’epicità nell’intermezzo della settima traccia, che ci rimanda appunto ad un’epoca medievale ed antica, forse persa nel tempo... L’impatto del disco, nel suo insieme, e’ notevole; nel panorama symphonic-black la band si ritaglia, sicuramente, uno spazio molto importante, grazie anche alle enormi potenzialità dei singoli membri che creano canzoni articolate e con la giusta atmosfera che raggiungono sempre l’ascoltatore. Perseveranti!
Shub Niggurath
Voto:
7,5
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