|
In mezzo alla pletora di revisionisti wave da quattro soldi le canadesi Organ erano forse le meno peggio, ma purtroppo sono stati in pochi ad accorgersene. Il loro debutto, uscito oltreoceano a novembre 2004, è arrivato qui da noi poco meno di un anno fa, giusto qualche mese prima che un laconico comunicato sulla loro homepage ufficiale ne annunciasse lo scioglimento tra l’indifferenza generale. Mai troppo tardi comunque per spendere due parole su un disco essenziale (solo mezz’ora di durata) quanto piacevole ed immediato. Una volta di più i numi tutelari si chiamano Cure e Smiths, sebbene a dare un tocco di originalità sia presente un vivace organo (da cui il nome del gruppo) che fa un po’ Stranglers; il tutto cantato da una voce, quella di Katie Sketch, che sembra l’incrocio bastardo tra Morrissey (che si prende una velata dedica nel titolo di “Steven Smith”) e Justine Frischmann. Vengono fuori undici gioiellini composti con una sensibilità pop tra le più malinconiche ascoltate ultimamente (ed è un complimento), che provano come sia possibile uscirsene con dignità anche in un ambito ‘difficile’ come quello del revival wave, quando alla base ci sono belle canzoni anziché pura e semplice spocchia. “Grab That Gun” manca insomma della pretenziosità e dell’arroganza di nomi da lapidazione come i vari Wilderness, Ponys e compagnia, e tanto basta per farcelo piacere. Peccato solo che sia destinato a rimanere un episodio isolato.
Tony Aramini
Voto:
7,5
|