ORPHANED LAND

"Mabool: The Story Of The Three Sons Of Seven"

(Century Media)

2004

1. Birth Of The Three
2. Ocean Land
3. The Kiss Of Babylon
4. A'Salk
5. Halo Dies
6. A Call To Awake
7. Building The Ark
8. Norra El Norra
9. The Calm Before The Flood
10. The Storm Still Rages Inside
11. Rainbow

E’ vero, dare seguito ad un capolavoro (nel caso specifico “El Norra Alila”) è sempre molto difficile, specialmente dopo otto anni di stop più o meno forzato. Ma tutto ciò non basta a sminuire il valore di “Mabool”, che si presenta fin da subito come un progetto quantomeno ambizioso: cantato in cinque lingue (Inglese, Ebreo, Arabo, Yemenita e Latino), è un concept album sul fallimento, da parte delle tre religioni monoteistiche, di redimere l’umanità prima del diluvio universale (Mabool appunto). Musicalmente è chiaro fin dalle prime note che parecchie cose sono cambiate: in certe parti di chitarra la parentela col Death Metal resta viva, mentre il cantato in growl viene usato in maniera molto più sporadica rispetto alle vecchie abitudini. Fondamentalmente gli Orphaned Land del 2004 sfoggiano una concezione più “classica” dell’heavy metal rispetto al passato, facendo uso di numerose strutture progressive che rendono “Mabool” un disco ragionato, senza comunque sacrificarne l’immediatezza. A fare il resto ci pensa un songwriting curato nei minimi dettagli, che permette alle ormai classiche influenze mediorientali di integrarsi alla perfezione con il tessuto sonoro delle nuove canzoni, offrendo numerosi momenti degni di nota (di questi, il ritornello di “Ocean Land” è il primo che salta agli occhi). E’ sufficiente tuttavia qualche ascolto più approfondito per capire che ciò che fa di Mabool “solo” un ottimo disco anziché il capolavoro da più parti sperato, è la sua lunghissima gestazione. Numerosi sono infatti gli spunti per i quali solo qualche anno fa (diciamo nel 1999, data in cui gli israeliani firmarono con Century Media) magari avremmo gridato al miracolo, ma che oggi risultano sensibilmente più canonici. Nonostante ciò il disco viaggia su livelli qualitativi decisamente alti, ritagliandosi uno spazio sicuramente importante tra le uscite di questa prima metà del 2004, e non è poco. Un consiglio: l’edizione limitata è venduta circa allo stesso prezzo di quella ordinaria, ma offre un bonus cd con la registrazione di un recente show in cui in circa mezz’ora la band sciorina in versione unplugged il meglio del proprio repertorio (sì, anche “A Neverending Way”) ed un’ottima cover di “Mercy” dei Paradise Lost. Un’esibizione talmente entusiasmante che meriterebbe di vedere la luce anche come release distinta.


Tony Aramini

Voto: 7,5

www.orphaned-land.com