PAIN OF SALVATION

"Be"

(Inside Out/Audioglobe)

2004

1. Animae Partus ("I Am")
2. Deus Nova (Fabricatio)
3. Imago (Homines Partus)
4. Pluvius Aestivus
5. Lilium Cruentus (Deus Nova)
6. Nauticus (Drifting)
7. Dea Pecuniae
8. Vocari Dei
9. Diffidentia (Breaching The Core)
10. Nihil Morari
11. Latericius Valete
12. Omni
13. Iter Impius (Obitus Diutinus)
14. Martius/Nauticus II
15. Animae Partus II

Il 2004 sarà ricordato come un anno importante nella storia dei Pain of Salvation. Se, infatti, il live acustico di qualche mese fa, 12-5, poteva essere considerato un episodio isolato dopo 4 dischi che, pur presentando evidenti differenze stilistiche e una maturità crescente, potevano comunque essere ricondotti tutti ad una matrice comune, composta da prog rock più o meno tagliato da filoni trasversali di Dream Theater, Fates Warning, Queensryche, slanci crossover, più quelle precise intuizioni che bastavano per fare un passo in più, per rendere gli svedesi unici proprio mentre tutti gli altri lo erano esponenzialmente sempre di meno; dicevo, se 12-5 poteva essere considerato un'eccezione, una variazione sul tema, un divertissment, una furbata persino (d'altronde come può il progmetallaro medio resistere al fascino di un disco acustico?), il discorso è ben diverso per il nuovo progetto di Gilnenlow, uno spettacolo di teatro suoni musica e quant'altro di cui è stata registrata in studio la "colonna sonora", ne' più ne meno; Be, appunto. Se c'è nel mondo del metal una personaggio che potrebbe barcamenarsi in una simile impresa, senza essere tacciato già da prima di aver fatto il passo più lungo della gamba, questi è sicuramente Daniel, che in un arco di tempo relativamente breve ha conquistato simpatie praticamente ovunque, grazie alla ricerca continua che anima il lavoro suo e dei suoi compagni, ad un carisma fuori dal comune e ad una vena poetico-sofferta-malinconica palpabile ed esibita senza vergogna, che lo ha portato anche a parlare, fra le righe dei suoi testi, di momenti della sua vita stessa, come raramente altri profeti del cambio di tempo fecero o faranno. E dal momento che, a mio avviso, il bacino di utenza di Be non è esattamente sovrapponibile a quello dei profeti di cui sopra, può essere che questo nuovo episodio della intensa storia dei Pain of Salvation susciti più entusiasmi che polemiche; quest'ultime inevitabili, quando si presenta nei negozi un disco che rompe così la tradizione col passato (e dal passato escluderei 12-5, proprio in virtù del suo status di esperimento e non che cambio di direzione netto), pregno di episodi simbolici come mai in passato, su tutti il collage di messagi telefonici dei fans indirizzati a Dio, registrati dalla segreteria telefonica della band che aveva organizzato una sorta di "concorso". Be è un disco difficile, variegato e altalenante; si capisce sin da subito, al cospetto di una splendida Imago, ballata celticheggiante il cui tema verrà ripreso proprio al termine del viaggio, 70 minuti dopo, con lo scopo di chiudere ad anello il concept; è un disco difficile perché dopo il folk ci attende un brano di pianoforte, ambient accostabile agli ultimi Ulver, arricchito da preziosi arrangiamenti orchestrali che tornano spesso nel corso del lavoro. Si prosegue con altri pezzi "anomali" che offrono infinite sfumature; Dea Pecunia parte con un basso blues sornione, subisce l'attacco di un micidiale temino alla Pain of Salvation, diventa Def Leppardianamente teatrale ma si perde in qualche divagazione di troppo; in "Nihil Morari" scoppia un macello musicale, con una voce campionata che scandisce sullo sfondo le proiezioni demografiche degli anni futuri; "Iter Impius" è una bellissima e accorata melodia su cui - ancora una volta - svetta un Daniel semplicemente toccante. Qua c'è spazio per buttare un country-gospel, la' parte una strofa rappata, ogni tanto ci si ferma ad ascoltare voci assortite, uno strano dialogo, un momento di raccoglimento e un'esplosione elettrica. Tanta, tanta carne al fuoco; inevitabile sbagliare qualcosa in un lavoro del genere. In linea di massima pare che il materiale meno valido e più confuso si addensi verso il centro del disco; sicuramente 75 minuti sono un po' troppi. Spesso le successioni melodiche sembrano perdere l'orientamento in un mare di idee sovrapposte, confuse, stridenti; è palpabile un senso di smarrimento che non è solo evocato (e bene) a tratti dalla musica, ma anche - forse - provato nell'intimo da Daniel e i suoi, impegnati da tempo in una inquieta ricerca formale. Il risultato di questo processo è, al momento, Be, momento importante della loro carriera, che non sfigura accostato ai lavori precedenti, ma che certo non sembra segnare in nessun modo un punto d'arrivo del corso evolutivo del gruppo. Forse il punto d'arrivo lo hanno raggiunto 4 anni fa. forse non ne erano consapevoli.
 
P.S: inutile spendere parole sui testi e sul concept, entrambi allo stesso (ottimo) livello dei dischi precendenti. Leggere per credere.


Emanuele "Maraska"

Voto: s.v. (in attesa del DVD dello spettacolo)

www.painofsalvation.com