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Tutto sommato, questo album non può essere definito come “Il disco che non t’aspetti”. D’accordo, Anders Friden e Nicklas Engelin, ovvero I due indiscussi protagonisti di questo disco, provengono entrambi dalla scena melodic-death svedese (In Flames il primo, Gardenian il secondo) e questo disco di quel genere non ha neppure la copertina, però era chiaro che qualcosa stesse bollendo in pentola lassù. La svolta commerciale dei Pain, gli In Flames di “Reroute to Remain” e l’ammorbidimento Townsendiano dei Soilwork indicavano chiaramente una via da battere, ed i Passenger si sono semplicemente gettati a capofitto su quella strada. E sono riusciti a centrare l’obiettivo : 11 pezzi di pop-metal intelligente e moderno che pescano, oltre che nei due nomi già citati, anche nelle riletture del dark/gothic/wave degli anni ’80 operate da quei gruppi metal in scia ai Paradise Lost post-Draconian Times. Per essere più chiari, “For You” è la canzone che gli ultimi Darkseed hanno sempre provato a fare senza successo, in “Circles” aleggiano i Cure e capita anche di sentire far capolino i Depeche Mode. Il tutto è sapientemente ricoperto da metal moderno (sì, anche il reverendo) e la ricerca portata a termine con grande successo del “catchy a tutti i costi” rende questo disco diretto e di facilissima assimilazione, anche perché i Passenger non sbagliano un colpo, muovendosi agilmente tra ritornelli azzeccati e vari ammiccamenti melodici all’ascoltatore. Da annotare una buonissima prestazione di Friden sulla voce pulita. Forse questo disco non lascerà una traccia indelebile, ma tutto sommato in giro si vede ben di peggio. Un tentativo si può fare.
Reje
Voto:
7
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