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La Patton-mania sta raggiungendo livelli di saturazione approssimabili all’assoluto, e non è per niente colpa di Mike Patton quanto di una serie di “giornalisti” in cosciente ritardo di circa dieci anni e/o di una miriade di avantmetallari vestiti a festa e in incosciente ritardo di circa dieci anni. E poiché la palese sciattezza di dischi falsi ed insensati come gli ultimi Fantomas o le menate millelire dei diecimila progetti alternativi dell’artista sembra passare inosservata benché sotto gli occhi di tutti, monetizzare e sfottere il pubblico allo stremo è l’unica cosa sensata che il Patton artista/discografico possa fare senza perdere la faccia, riservandosi di gestire il proprio successo di cassetta per contunuare licenziare dischi anche coraggiosi e bellissimi a marchio Ipecac (vedere l'ultimo Orthrelm, ad esempio). Peeping Tom è da questo punto di vista il suo progetto più ardito, il tentativo di invadere il mondo con un prodotto che varchi in via definitiva i confini del genere Mike Patton (perché di genere si tratta), e forse l’unico vero stimolo post-zorniano venuto fuori dall’ex-FaithNoMore in una marea di progetti pseudo-zorniani. L'ultimo disco in ordine di tempo di Peeping Tom è composto da undici tracce di pop più o meno bristoliano e più o meno avant-hop, si fa per dire, affidate alla produzione ed al guest starring di personaggi tipo Razhel o Odd Nosdam (recuperare Burner, esordio solista su Anticon del meno cool tra gli ex-Clouddead), Massive Attack, Kid Koala e financo Norah Jones; un prodotto decisamente “personale” per quanto atipico in cui i guest non risultano dei sovrappiù, e forse capace di una comunicatività diretta ed essenziale che i progetti post-FNM di Patton, compreso Mr. Bungle, non hanno mai avuto. Comunque il disco in sé fa proprio cagare.
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Voto:
3.2
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