PELICAN

"March Into The Sea"

(Hydrahead)

2005

1. March Into The Sea
2. Angel Tears (Justin Broadrick Remix)

I Pelican proseguono la loro corsa in solitario nel mondo della musica pesante. Basta vedere le poll del 2003 per sapere cosa penso di "Australasia" (per quelli troppo pigri per cliccare prima su "staff" e poi su "view" : uno dei dischi migliori di quell'anno), ed il nuovo mini apripista dell'imminente album non fa che confermare e rilanciare. Confermare, perchè i Pelican sono sempre loro, con quel sound assolutamente inetichettabile in grado di elaborare e riproporre in maniera fluida ed omogenea le recenti derive post-core (Isis in primis), stoner doomeggiante, tentazioni melodiche alla Oceansize ed influenze post-rock e dintorni (citare i Mogwai di "Young Team" non è una bestemmia). Rilanciare, perché in "March Into The Sea" i Pelican si sono superati, visto che nei 20 minuti della title track la band di Chicago ha mostrato anche interessantissimi sviluppi proprio sound, come ad esempio una vena acustica e d'atmosfera (perfettamente integrata nel contesto) mai vista da loro in precedenza. Certo, bisogna tener conto del fatto che stiamo parlando di una sola canzone (più un ottimo remix di "Angel Tears" ad opera dell'onnipresente Justin Broadrick), ma indubbiamente se "March Into The Sea" è soltanto l'apripista, allora dall'imminente "Fire In Our Throats Will Beckon The Thaw" è lecito attendersi che sia uno dei migliori 2/3 dischi dell'anno. Staremo a vedere.
 
PS. La title track sarà presente anche nell'album in uscita in una versione 10 minuti più breve rispetto a questa. Per quanto mi riguarda, anche tenendo conto di questo, "March Into The Sea" merita comunque l'acquisto.


Reje

Voto: 8,5

www.hydrahead.com/pelican