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Questo inizio di 2002 si sta rivelando una vera goduria per gli amanti del doom metal più puro, quello che fa capo ad incredibili gruppi come Candlemass, Pentagram, Saint Vitus e Cathedral. Evento del 2002, in questo senso, è sicuramente la ristampa degli storici album dei Candlemass, che avrà fatto gioire tutte quelle persone che non riuscivano piu’ a trovarli ed arrabbiare quelli che invece vi erano riusciti dopo ricerche lunghe e faticose. Un altro piacevolissimo evento e’ l’uscita del nuovo album dei Pentagram, band storica con decenni di esperienza sulle spalle che probabilmente merita più di quanto abbia ricevuto. Ora, cosa aspettarsi dai Pentagram se non doom, ancora doom, e nient’altro che doom? Quello che troviamo in Sub-Basement e’ in effetti un metal Sabbathiano come pochi. Se i Candlemass sono stati definiti epic-doom, qui invece il solco dei maestri del genere e’ più visibile, ma per fortuna c’e’ anche qualcos’altro. L’intenzione dei nostri e’ chiara sin dal titolo dell’album e dalla frase stampata nel booklet : “Sub-Basament will take you to the tomb”. E così sarà. Infatti, la maestria nel creare atmosfere malsane dei Pentagram e’ indiscussa, lo si vede chiaramente sia nella title-track che nella sua intro rumoristica ed inquietante proietterà la vostra mente sotto terra in uno scantinato maleodorante. Se soffrite di claustrofobia evitate questo album, che però ha anche al suo interno momenti diversi, come ad esempio alcune tracce veloci (vedi “Drive me to the grave”) in cui si dimostra che nel doom non è necessario suonare lento, ma pesante, che è una cosa molto diversa. Brilla la capacità dei Pentagram di capire quand'è il momento di continuare e quando fermarsi : le canzoni non risultano mai prolisse (uno dei principali rischi del doom), ma dicono tutto ciò che hanno da dire. Le sfumature di questo album non si contano, in “Target” si passa dal rock a momenti tiratissimi (quasi Thrash), “Buzzsaw” propone un Doom con qualche momento in cui compaiono chitarre non distorte con un incedere quasi Goticheggiante, in “Out of Luck” stupendi giochi chitarristici sembrano addirittura far comparire una punta di malinconia in mezzo a tanto zolfo e tanta paura, “Bloodlust” e’ una delle canzoni più trascinanti uscite di recente, mentre “Sub-Intro” e “Sub-Basement” sembrano avere lo scopo di accompagnare una visita ad una prigione sotterranea nel medioevo. Insomma, è bene ripetere che qui c’e’ doom, solo doom, ma doom mutevole. Che gli amanti del genere lo prendano in più che seria considerazione mi pare il minimo, ma anche chi questo genere lo mastica poco può (deve?) dargli una possibilità. Un’ultima citazione di merito e’ per la Black Widow, casa discografica italiana molto attenta che ha creduto in una band così meritevole di attenzione.
Reje
Voto:
Potrei dire 7+ o 7,5, ma si può giudicare la storia?
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