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1. Wheel of Fortune
2. Elektra Glide
3. Starlady
4. Catwalk
5. Prayer For An Exit Before Dead End
6. Goddess
7. City Romance
8. If the Winds Would Change
9. Show 'em How
10. Last Days Here
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E’ incredibile a volte pensare che i Pentagram, band considerata ormai seminale, abbia alle spalle una storia a dir poco travagliata: scioglimenti, reunion, cambi di nome, di formazione, una discografia fatta per lo più di singoli e raccolte, e tanti live in giro per il mondo, anche di supporto a gruppi come Judas Priest. Esattamente il contrario di come di solito concepiamo la storia di una band con pretese di inserirsi nell’Olimpo delle migliori: superata l’iniziale gavetta, si raggiunge un’etichetta che si prenda cura di loro come dei figli (o meglio come galline dalle uova d’oro), curandone immagine, release e tournè, accompagnadoli verso la fama mondiale. I Pentagram non hanno vissuto tutto ciò. Nati nel 1971 da un’idea di Bobby Liebling e Geof O'Keefe, già insieme negli Space Meat durante la fine degli anni ’60, da subito dovettero fare i conti con la dipartita del batterista Steve Martin, che costrinse addirittura O’Keefe dietro le pelli, lui che era chitarrista! Per farla breve, dal primo singolo del Luglio del 1972, "Be Forewarned" / "Lazy Lady", dove la band usava il moniker “Macabre”, ad oggi, nella band ha militato un numero incredibile di musicisti, tutti gravitatanti attorno l’incredibile figura del cantante Liebling, personificazione stessa del gruppo. Liebling e Victor Griffin, per un periodo, il leader dei Death Row, che convocò un Liebling senza band e cambiò il nome della sua in Pentagram, appunto. Il risultato di questa accidentata storia sono, come accennavo, un numero incredibile di singoli e raccolte, più qualche album inciso dal 1985 in poi, salvo brevi periodi in cui il gruppo continuava a dividersi e riformarsi. Oggi la Black Widow, dopo Paceville e Relapse, si prende finalmente cura dei Pentagram come meritano. Dopo le bellissime release “Sub-Basement” del 2001 e il live registrato nel 1978 e ristampato lo scorso anno “A Keg Full Of Dynamite”, esce in questi mesi la nuova fatica dello stralunatissimo Bobby, supportato per occasione da Mike Smail (Cathedral, Penance - batteria), Adam Heinzmann (Internal Void - basso), Kelly Carmichael (Internal Void - chitarra). L’album contiene 7 classici della storia della band, pubblicati finora solo come 45’ o in rare raccolte, come le straordinarie “Starlady”, “Wheel of fortune” e “Last days here”, più 3 brani inediti. Cosa altro aggiungere per invogliare all’ascolto? Come si nota, i musicisti sono di tutto riguardo, già da soli costituiscono una garanzia di qualità. Sentire poi tali personaggi alle prese con i pezzi storici sopraccitati è davvero una goduria! La produzione del disco è precisa, pulita, ma al tempo stesso essenziale, come si addice ad un disco di rock-doom in stile seventies. Le nuove song, 3 perle, non hanno davvero nulla da invidiare alle vecchie: “Elektra glide” unisce sapientemente il doom datato all’irruenza sludge, “Prayer for an exit before the dead end” si fa a tratti desertica e “City Romance” contiene un po’ di DNA sabbathiano. Insomma, un grande ritorno per una delle icone del doom.
Matthew Hopkins
Voto:
7+
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