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Nel corso degli ultimi due anni e mezzo i Placebo hanno pubblicato: ristampa di “Sleeping With Ghosts” con bonus cd, dvd dal vivo, greatest hits, antologia dei videoclips in dvd. Un modo per spremere fino all’ultimo centesimo un nome redditizio, sicuro, ma anche una comoda via per prendere tempo quando non si sa bene dove andare a parare. E “Meds”, primo album di inediti da tre anni a questa parte, conferma l’atroce sospetto. La produzione di Dimitri Tikivoi (che insieme a Molko ha già lavorato con buoni risultati in occasione dell’estemporaneo progetto Trash Palace) sulla carta poteva essere una mossa vincente per dare smalto alle nuove composizioni (d’altronde con l’ottimo “Sleeping With Ghosts” il gruppo sembrava aver definitivamente corretto il tiro dopo un “Black Market Music” piuttosto fiacco), in realtà è utile solo a mascherare per un momento la mancanza di idee che pervade i 13 pezzi qui presenti. Tolta la perfezione formale, restano canzoni che –senza bissarne in alcun modo l’ispirazione- provano a seguire il canovaccio già ampiamente sfruttato in occasione dell’album precedente, indugiando comunque sui ritmi medio/lenti e sulle parti più elettroniche. Le ospitate illustri (Michael Stipe dei R.E.M. in “Broken Promise” e VV dei Kills nella title-track, nel dettaglio) più che alzare il livello qualitativo del prodotto finale finiscono solo con il fornire ulteriori motivi “di contorno” per invogliare all’acquisto, dato che la sola musica questa volta sembra non bastare. Persino i momenti in cui si cimentano con qualcosa di inconsueto per i loro canoni (le ‘allegre’ “Infra-Red” e “Drag”), sebbene leggermente superiori alla (bassa) media del disco, lasciano il tempo che trovano. Unico episodio realmente meritevole d’attenzione finisce con l’essere la title-track, che, pur essendo legata ai loro ormai navigati schemi stilistici, è forse l’unica a presentarsi realmente fresca ed ispirata. Ma è decisamente troppo poco: viene da pensare che i medicinali del titolo siano quelli di cui avrebbe bisogno Brian Molko per riprendersi da quest’improvvisa pazzia. O forse il punto è che i Placebo hanno semplicemente già detto tutto ciò che avevano da dire.
Tony Aramini
Voto:
4,5
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