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Qualcosa di simile accadde già poco più di due lustri fa: dopo il terzo album “Screamadelica”, che li impose sotto i grandi riflettori come la risposta di Glasgow alle imperanti sonorità di ‘Madchester’, i Primal Scream voltarono completamente pagina e con “Give Out But Don’t Give Up” attinsero a piene mani da un patrimonio anni ’70 fatto di Rolling Stones e Funkadelic. La critica non mancò di sparare a zero senza appello, trascurando il fatto che quel disco, pur essendo essenzialmente brutto era comunque figlio di un’invidiabile spontaneità e, cosa da non sottovalutare, aveva dalla sua un singolo al fulmicotone come “Rocks”. Rinsaviti dall’infelice scelta, i nostri presero nuovamente a giocare con elettronica ed indie, dando alla luce un piccolo capolavoro come “Vanishing Point” e due dischi come “XTRMNTR” e “Evil Heat” che, seppure non a quel livello, si mantenevano a galla grazie all’interessante collaborazione con Kevin Shields (My Bloody Valentine) in qualità di produttore e terzo chitarrista aggiunto. Dopodichè la storia si ripete: chiusi i rapporti col talentuoso chitarrista Robert Young e con lo stesso Shields, Bobby Gillespie si ritrova allo sbando e con questo “Riot City Blues” conferma che lui non era i Primal Scream. Rispetto a “Give Out” al posto del funk troviamo un’improbabile vena country a tenere compagnia alle ennesime, spente, rivisitazioni dei Rolling Stones. Per il resto, manca un singolone che aiuti almeno a salvare le apparenze (come fu “Rocks”, appunto) e, soprattutto, manca la spontaneità: questi aborti rocchenrolle potrebbero uscire benissimo dal canzoniere di uno a caso tra i gruppi di sbarbatelli che portano avanti un revival degli anni ’70 di cui nessuno ha mai sentito realmente il bisogno. Se qualche ritornello orecchiabile bene o male salta fuori, per il resto restiamo allibiti di fronte ad uno scozzese che fino a ieri sperimentava con l’elettronica e che oggi, resosi improvvisamente conto di essere stato in un’altra vita un campagnolo americano, si mette a suonare l’armonica. Nel migliore dei casi sembra di ascoltare il cugino scemo dei Cowboy Junkies oppure uno che si è calato un trip di LSD con “Voglio Andare A Vivere In Campagna” di Toto Cutugno in cuffia. Io Bobby Gillespie lo vedo bene con Fibonacci.
Tony Aramini
Voto:
4
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