PROBOT

"Probot"

(Southern Lord)

2004

1. Centuries Of Sin (w / Cronos)
2. Red War ( w / Max Cavalera)
3. Shake Your Blood (w / Lemmy)
4. Access Babylon (w / Mike Dean)
5. Silent Spring (w / Kurt Brecht)
6. Ice Cold Man (w / Lee Dorrian)
7. The Emerald Law (w / Wino)
8. Big Sky (w / Tom G. Warrior)
9. Dictatorsaurus (w / Snake)
10. My Tortured Soul (w / Eric Wagner)
11. Sweet Dreams ( w / King Diamond) Exclusive bonus hidden track

Finalmente! Era ora che qualcuno pensasse ad omaggiare coloro i quali sono stati i padri fondatori dell’Heavy-metal negli anni ’80 con un disco fuori dalle logiche di mercato. Troppe volte abbiamo assistito alla pubblicazione di raccolte di vecchi successi, per l’occasione risuonate da band trendy del momento (vedi “Nativity in Black” I e II) rivolte più ad adolescenti tutto look e nu-metal , che tanto fanno gola all’industria musicale, piuttosto che al tentativo di scrivere e compilare nuovi possibili anthems cantati dai veri padrini del metallo. Dave Grohl, ex batterista dei Nirvana, voce e chitarra dei Foo Fighters, ma soprattutto ex adolescente dedito a passare le sue giornate in casa facendo girare sul piatto del suo stereo l’LP di “Kill ‘em all”, mette in opera tutto ciò. Le 11 (ohps…12!) nuove tracce del disco ospitano alla voce ognuna un singer d’eccellenza, muovendosi lungo tutte le coordinate di quello che fu il variopinto panorama metal di circa vent’anni fa: si va dal rock’n roll targato Mothorhead di “Shake your blood” cantata per l’appunto da Lemmy Kilmister, alla satanica “Sweet dream” di King Diamond, passando per l’hardcore old-school di “Access Babylon” con guest star Mike Dean (C.O.C.). I pezzi sono magistralmente suonati, anche grazie all’intervento di musicisti come Kim Thayill, ex chitarra solista dei Soundgarden, e Bubba Cupree dei Void, e curati nei minimi dettagli, ad esempio attorno alla ricerca sonora atta a riportare alla luce sonorità vintage. Unica critica che si può muovere al disco (…se di critica possiamo parlare!) è forse il non aver “osato” nulla, e l’essersi adagiati su un songwriting un po’ manierista. Così il pezzo affidato al buon Cavaliera sa un po’ troppo di “Chaos A.D.”, come l’utilizzo degli accordi diminuiti in “Dictatorsaurus”, ha il difetto di imitare eccessivamente le mitiche ritmiche di Piggy. Tuttavia è probabile che il tentativo Probot fosse proprio quello di volerci catapultare indietro nel tempo, nulla più! Da par mio, se il disco non verrà ricordato dai posteri come evolutivo nella storia del metallo, sicuramente sarà funzionale a chi come me lo ascolterà agitando la testa e rimembrando quando amavamo indossare brufoli e camice di flanella.


Matthew Hopkins

Voto: 6 e 12

www.probotmusic.com